Zone franche urbane: il comune di Viterbo l'unico escluso
VITERBO - Zone franche urbane, il Comune di Viterbo è stato l’unico a essere stato escluso su 63 proponenti. Il consigliere comunale del Pd, Linda Natalini, chiede quindi all’assessore al Commercio, Paolo Muroni, come è stato possibile che Palazzo dei Priori non abbia rispettato i parametri previsti dalla legge, in particolare quello relativo al tasso di disoccupazione dell’area, perdendo così l’opportunità di far riconoscere agevolazioni fiscali alle attività produttive e commerciali di una zona degradata della città. E auspica che simili errori non si ripetano per il bando sui Centri commerciali naturali.
Il testo dell’interrogazione:
“Nella Legge Finanziaria 2007 è prevista l’individuazione all’interno del territorio comunale di Zone Franche Urbane, zone, cioè, che per le loro caratteristiche economico-sociali possono giovarsi di agevolazioni fiscali, per perseguire l’obiettivo di contrastare i fenomeni di esclusione sociale e favorire l’integrazione sociale e culturale delle popolazioni residenti in aree urbane degradate.
I progetti e le proposte dei Comuni dovevano rispondere a requisiti previsti dalla Delibera CIPE n.5 del 2008 e pubblicati sulla Gazzetta ufficiale 131 del 6 giugno 2008. Requisiti che riguardavano dati demografici assoluti e relativi, nonché dati riguardanti il tasso di disoccupazione. Quest’ultimo doveva essere superiore a quello nazionale in senso assoluto (rispetto al territorio comunale nel suo complesso) e nell’area individuata per la ZFU doveva essere superiore a quello del Comune: altrimenti sarebbe difficile parlare di aree degradate e bisognose di misure di sostegno.
Il Comune di Viterbo, che aveva presentato una proposta di individuazione di una Zona franca urbana, è stato escluso per non aver rispettato il requisito del tasso di disoccupazione relativo.
Faccio notare che è l’unico dei 63 Comuni ammessi a non aver rispettato tale requisito.
Vorrei, quindi, che l’assessore competente chiarisse quali parametri sono stati utilizzare per individuare la Zfu, quali controlli sono stati effettuati per verificare l’aderenza dell’area individuata ai presupposti per l’istituzione della stessa (area degradata), e se corrisponde a verità che l’area individuata era la zona artigianale del Poggino (nel qual caso la risposta al secondo quesito è automatica:come può avere un tasso di disoccupazione maggiore del territorio comunale l’area in cui insistono la maggioranza delle attività produttive della città?).
In ogni caso da questa vicenda emerge un’assenza di programmazione e una incapacità di cogliere le opportunità che si presentano per ottenere risorse utili alla città. Altri Comuni hanno individuato nel centro storico l’area in cui inserire le Zfu: perché non è stato fatto anche da noi, dopo tutti i proclami sulle politiche per il centro storico?
Questa vicenda, comunque, è ormai conclusa, anche se voglio che siano indicate ed assunte le responsabilità di un danno alla città. Il 4 dicembre, infine, scade il termine per la presentazione dei progetti per i Centri commerciali naturali, mi auguro che questi non abbiano la stessa sorte o che, come per “Tipicamente Tuscia”, non si facciano scelte affrettate e scarsamente efficaci”.