

di Domenico Savino
VITERBO - La città del futuro si chiama smart city, letteralmente la città intelligente, un modello completamente nuovo di vivere, intendere e gestire una città. Un agglomerato urbano in cui la tecnologia gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo del territorio in una ottica sostenibilità. E Viterbo può diventare il laboratorio della città del futuro, una vera e propria smart city. Ne è convinta Unindustra, l’associazione degli industriali e delle imprese di Roma, Frosinone, Rieti e Viterbo, che ha presentato il progetto “Smart city per crescere, un modello di integrazione funzionale e sostenibile delle aree urbane del Lazio”.
Viterbo per le sue caratteristiche dimensionali, ambientali e sociali si presta come contesto naturale per lo sviluppo di insediamenti abitativi tecnologicamente avanzati. Sembra un’utopia, ma in Italia già Genova, Torino, Bari e Trento hanno adottato il modello Smart city per l’efficientamento degli edifici, la riduzione delle emissioni, l’utilizzo della banda larga. E a livello europeo è stato il caso di Malaga, Barcellona e Amsterdam. L’incontro nell’auditorium del complesso di Santa Maria in Gradi è stato moderato dal giornalista inviato del “Sole 24 ore” Federico Rendina che ha intervistato Domenico Merlani (presidente Unindustria Viterbo), Fabio Refrigeri (assessore per le politiche abitative della Regione Lazio), Fulvio Conti (amministratore delegato di Enel e vice presidente di Confindustria per il Centro Studi) e Maurizio Stirpe (presidente Unindustria).
L’obiettivo dell’associazione degli industriali è inserirsi sul filone dell’integrazione funzionale delle aree urbane, reti e sistemi che parlano tra loro per dare di più ai cittadini con meno spese. Il Lazio e le sue città hanno una vocazione Smart del territorio e la volontà di Unidustria è sfruttare questo naturale patrimonio.
E’ stato il presidente di Unindustria Stirpe a sottolineare l’innovazione insita nelle Smart city: “Nei momenti di grave difficoltà bisogna provare ad immaginare qualcosa di diverso rispetto al passato. Smart city è una sommatoria di una serie di concetti: dalle Smart lighting alle Smart mobility, dalle soluzioni Smart per il turismo alle Smart building. Non è solo un discorso di risparmio energetico, ma si parla di tutela del territorio e dell’ambiente. Smart city mette in rete una serie di informazioni che altrimenti viaggerebbero in modo separato. Ci sono alla basa concetti di buon senso e da queste buone pratiche si possano sviluppare progetti innovativi”.
Domenico Merlani, che recentemente è stato a Malaga per prendere contezza dell’evoluzione della Smart city, ha posto l’accento sulla necessità di diffondere la cultura Smart: “Viterbo ha buona qualità della vita e con le Smart city si può fare di più e meglio. Serve la volontà di tutti, serve la forza di più associazioni del settore e imprenditori che hanno le conoscenze per partecipare ad un progetto concreto. E’ necessario diffondere la cultura dell’innovazione: bisogna far toccare con mano gli effetti che si misurano diventando Smart city che si concretizzano in un miglioramento globale della qualità delle vita. Per anni sono state costruite abitazioni per dare un tetto a tutti: adeso bisogna cambiare strategia nell’ottica, e lo ribadisco, del miglioramento della qualità della vita, offrire nuovi servizi ai cittadini”.
La necessità della politica è assecondare questi progetti, renderli fattibili: “Nell’ambito di questa nuove tecnologie ci giochiamo una partita interessante – dice l’assessore regionale Referigeri -. Dobbiamo essere bravi a creare un tappeto di opportunità, un insieme di leggi che consentano di facilitare l’attività delle imprese. Altro fattore è la governance locale soprattutto nella capacità di aiutare i piccoli territori”.
E’ stato Fulvio Conti a chiudere gli interventi: non ha risparmiato critiche alla politica, alle lungaggini burocratiche, alla necessità di avere un governo stabile per supportare iniziative di grossa portata come le Smart city: “Il pianeta sta prendendo l’evoluzione dell’inurbamento con grandissime città di decine di milioni di abitanti. E per questo c’è la necessità di uno sviluppo tecnologico che consenta a queste persone di convivere insieme. Ad esempio dodici anni fa Enel lanciò il progetto del contatore digitale per individuare il profilo di consumo dell’energia elettrica”.