

Nella Tuscia il benessere non è di casa. Lo rivela un’indagine condotta dal Sole-24 Ore utilizzando i criteri del “Rapporto Stiglitz” anzichè il Pil, mettendo così le province italiane all’esame del “metodo Sarkozy”.
Il “primato del benessere” lo conquistano Forlì e Cesena, a, seguite da Ravenna e Firenze. La maglia nera va invece alla Sicilia, con sei città isolane tra le ultime posizioni. Viterbo si piazza al 91° posto sulle 103 province del Paese, con un punteggio finale di 68,6, scendendo di 22 posizioni rispetto alla rigida graduatoria stilata in base al Pil pro capite.
Roma è in caduta libera, mentre il cambio della guardia dal Pil al Bil (benessere interno lordo) premia Rieti, che scala 54 posizioni. Un segnale arriva anche dal Sunia, il sindacato degli inquilini: sempre più spesso molte famiglie lasciano la capitale afflitta del caro-casa per spostarsi nel cuore della Sabina.
Condizioni di vita materiali, sanità, istruzione, attività personali, partecipazione alla vita politica, ambiente, insicurezza, rapporti sociali: questi gli otto criteri utilizzati per redigere il rapporto.
L’indicatore di sintesi è costruito come somma standardizzante tenendo conto per ciascun indicatore del loro segno, tenendo in equilibrio così i “più” e i “meno”. La classifica finale, quindi, fissa il punteggio 100 alla media dei territori, stilando una graduatoria parallela delle province italiane, dove i mediani riescono a conquistare le prime posizioni.
Dal Pil, quindi, al Bil (benessere interno lordo), tenendo conto non solo della quantità, ma anche della qualità