ANNO 27 n° 281
Viterbese: ancora molti impacci e la gente non ci crede più
Malumore da parte del pubblico, insulti a Fiaschetti
06/03/2012 - 04:00

di Domenico Savino

VITERBO - Vincere fa sempre bene, specie dopo una beffa atroce. La Viterbese doveva farlo e con il Trestina ha portato a termine la missione. Questo contava: non come, nè in quale maniera. Contava fare gol, superare i cattivi pensieri, prendere lo slancio in vista del Sant'Antonio Abate. In un campionato così mediocre spesso è necessario questo, senza arrovellarsi il cervello sulle modalità di riuscita della missione.

Tuttavia nessun compito può essere svolto nel migliore dei modi se non si mette la qualità: ciò che manca alla Viterbese non è solo la capacità di produrre azioni (sono poche, il minimo sindacale e non sempre basta) ma è anche la capacità di imporsi, di far valere la propria forza che è insita (o dovrebbe) nelle corde dei calciatori che militano nella Viterbese. Partite come quella contro il Trestina sono molto comuni in serie D: squadre che si chiudono, rinunciano a far gioco, tanta densità in mezzo al campo e il pensiero ossessivo di difendersi.

Quest'anno diverse volte alla Viterbese è capitato di affrontare gare così: quella di domenica è un compendio della mediocrità del campionato. E per vincere senza soffrire (come è avvenuto nei minuti finali) serve essere anche un po' arroganti, entrare in campo decisi e convinti e chiudere subito la pratica senza fronzoli, senza incartarsi nei meandri della partita che alla lunga diventano un labirinto.

Quando c'è il gioco arrivano anche i gol e non è un caso che alla mancanza del primo vengono meno i secondi: la squadra produce poco, segna meno. Solo un gol su azione dal Sansovino in poi. Pochissimo se si pensa che la semifinale di Coppa è un riassunto di due gare senza appello. Anche perchè l'atmosfera è cupa all'esterno: i cori contro Fiaschetti sono indice di insofferenza e rassegnazione. Il popolo tifoso mostra segni di stanchezza, addirittura qualcuno ha voltato le spale in occasione del rigore di Vegnaduzz, perchè non vede un cambio di passo.

Il ritmo è sempre compassato, la squadra si adagia sulla gara e talvolta la subisce. E questo non induce ad ottimismo. Servirà l'aiuto e il calore della gente perchè da Sant'Antonio Abate arriverà la spinta dei supporters, quello che in gergo si chiama il dodicesimo uomo in campo, il fiato sul collo degli avversari, la passione che centuplica le forze. La squadra da questo punto di vista è sola e non si sente protetta: mercoledì  è presumibile che il Rocchi non sia quella bolgia di tifo e il rischio è giocare ''fuori casa''.

Infine altra considerazione meritano le scelte di Conticchio: che a questo punto iniziano ad avere ragioni profonde. L'esclusione di Majella non può essere solo frutto di turn over, l'idea di risparmiarlo in vista del match infrasettimanale. Vegnaduzzo ha giocato e si è spremuto, possibile che gli venga dato un turno di riposo proprio contro i campani. Quindi ciò significa che per il tecnico i due giocheranno insieme solo quando al massimo della forma: sono due prime punte ma con caratteristiche fisiche differenti. Sono uno alter ego dell'altro, o gioca l'argentino o l'ex Pierantonio e Conticchio per ora sta preferendo Morini che ha più gamba di entrambi.  



Facebook Twitter Rss