ANNO 27 n° 280
VIAGGIO TRA LE OPERE DI WARHOL

VITERBO – Ciò che colpisce, al primo impatto, è il contrasto tra le austere mura medievali di Palazzo degli Alessandri e le opere di Andy Warhol, con la loro modernità “spinta”, i loro personaggi conosciuti in tutto il mondo attraverso le pellicole cinematografiche, la televisione e le copertine dei dischi di musica rock. Un mix di antico e moderno affascinante e un po’ surreale. Un contrasto, quello antico-moderno, che si attenua nella stanza che ospita il cosiddetto Gold Book del 1957 con le prime opere dell’artista, realizzate su fondo dorato.

Seguendo le guide rosse che indicano il percorso della mostra, aperta dalla Marilyn del 1967, si “incontrano” Mao Tze-Tung “viola”, Liz Taylor, Enzo Cucchi i Rolling Stones, Mick Jager. Passando nelle altre stanze di Palazzo degli Alessandri ecco i Campell's Soup Can del 1974, i Flowers e, via via, tutte le opere che sono state oggetto di centinaia di spot pubblicitari, t-shirt, copertine di libri, gadget. In una frase: che hanno fatto moda.

Suggestivo anche l’allestimento, con le grandi lampade-scultura e la poltrona bianca ricavata sul retro di una grande scultura bianca di un volto sulla quale ci si può sedere per ammirare i quadri del Gold Book.

Per cogliere appieno quanto e come Andy Warhol abbia “condizionato” la moda e le tendenze, basta entrare nella prima sala al piano terra di Palazzo degli Alessandri, l’area shop, dove si possono trovare borse, abiti, cinte, t-shirt e persino abiti da donna che ripropongono le opere del padre della Pop Art.

Particolarmente curato il catalogo della mostra, con la copertina argentata e il volto di Marilyn, e la riproduzione di tutte le opere in esposizione. Un catalogo agile e, per la misura contenuta e il formato quadrato, è anche agevolmente consultabile.




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