

Riceviamo e pubblichiamo:
Agli interrogativi sulla questione Via Aldo Moro dopo ripetute sollecitazioni e lunghe attese arriva finalmente un cenno. Ci aspettavamo una risposta vera dall’Assessore, dovuta e compiuta nella responsabilità politica. Il buon Assessore all’Urbanistica invece derubrica il suo ruolo a quello di passacarte, rimettendo in modo notarile una relazione del dirigente.
I sopralluoghi , i summit, le accurate verifiche di cui si è messo a capo, e la cui solerzia e attenzione avevamo apprezzato, si risolvono così? Nel merito infatti non risponde all’interrogativo più serio, e cioè come si risolve la questione della viabilità.
Come in un punto nevralgico, tra i più sensibili, della viabilità cittadina si concilia l’accesso al costruendo immobile con normali condizione di fluidità e sicurezza del traffico. Non una parola.
Sulla questione poi dell’iter della concessione scopriamo che una parte dell’area oggetto dell’edificazione contestata era ricompressa in un’area più vasta oggetto di una convenzione datata fine 1991 , con destinazione a parcheggio pubblico nell’ambito della lottizzazione DOST. Tale convenzione non viene mai perfezionata. La gran parte di quest’area viene poi utilizzata per la costruzione della rotatoria. Sparisce un parcheggio per fare una rotatoria, e non viene compensato. Poi ci domandiamo com’è che a Viterbo non si circola, e non si parcheggia nemmeno, quando degli standard si fa un risiko continuo.
Resta poi il fatto che la parte residua, a stare agli atti, rimane destinata a parcheggio pubblico, e non è comunque nella disponibilità dei privati che intendono costruire.
Ancora oggi non lo è. Ora ci si dice che, vista la limitatezza e la posizione di questa piccola area ( 60 mq) l’amministrazione , rinunciando al perfezionamento della convenzione ( atto comunque di competenza del Consiglio in quanto inerente un diritto patrimoniale) può essere monetizzato, per poco più di 2.000 euro.
In sostanza i proprietari si comprerebbero l’area oggi. E ci domandiamo: come hanno potuto richiedere la concessione (figuriamoci vedersela rilasciare) non avendo la disponibilità a pieno titolo dell’intera area su cui grava la costruzione?
E ancora, ammesso e non concesso che tutto sia risolvibile (perché risolto ad oggi non è), questo onere, anche modesto, sarebbe mai stato richiesto se non ci fosse stato questa ricostruzione dell’iter o sarebbe finito tutto a tarallucci e vino, a chi ha avuto avuto, chi ha dato ha dato?
Ora, delle interrogazioni ci si può dichiarare soddisfatti o meno. In questo caso l’insufficienza è manifesta, inversamente proporzionale all’applicazione allo studio che dice aver profuso. Quindi l’Assessore deve ricorrere all’esame di riparazione, e rispondere per davvero.
Francesco Serra
Consigliere comunale PD