

VITERBO - “Il decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti contiene misure che preparano la liquidazione di molti degli attuali servizi pubblici compresa la privatizzazione del trasporto locale, degli altri servizi locali e dell'acqua, infischiandosene del voto di 27 milioni di italiani che si era espresso per il mantenimento dell’acqua pubblica, ma c'è anche la soppressione dell'obbligo dell'applicazione del contratto nazionale di settore nelle ferrovie”.
Lo dichiara in una nota Lino Rocchi della Usb Viterbo annunciando che “Usb e il sindacalismo di base hanno indetto lo sciopero generale per il 27 gennaio ed una grande manifestazione nazionale a Roma per la stessa giornata. Usb scenderà in piazza insieme a centinaia di migliaia di lavoratori, pensionati, disoccupati, studenti, di italiani e migranti”.
“Si parla anche dell’articolo 18 e della libertà di licenziamento. In effetti – prosegue - qui l'attacco passa attraverso un sotterfugio: si introduce una frase, alla fine del 1° comma dello stesso articolo 18, che allarga la platea di lavoratori ai quali non si applicheranno le tutele relative a quest'articolo dello Statuto dei Lavoratori; tutte quelle aziende cioè che procederanno a incorporazioni o che si fonderanno tra di loro potranno licenziare senza che sia prevista la tutela dell'articolo 18, se il numero dei lavoratori totale e derivante da tali unioni non sarà superiore a 50”.
A fronte di ciò Cgil, Cisl e Uil balbettano, “si ricompattano al ribasso e chiedono un improponibile 'patto sociale' che li riconosca attori di una nuova ed improbabile concertazione, invece di attaccare pesantemente il governo Monti. Tutto ciò avviene proprio mentre i sondaggi ci dicono che la fiducia in Monti, da un livello quasi plebiscitario è in discesa ed è ora a circa il 50%”.
“Insomma - prosegue Rocchi - sembra proprio che gli italiani non si fidino delle privatizzazioni, dell'Unione Europea, delle banche italiane e della BCE. Con le privatizzazioni e le liberalizzazioni, con gli attacchi ai diritti e alle condizioni dei lavoratori, con i “patti sociali” finalizzati alla commistione tra gli interessi delle aziende e delle centrali sindacali non si esce dalla crisi. Un'azione di lotta – conclude - che si pone in contrasto anche con chi, a livello politico e sindacale, non si sta opponendo al massacro sociale che peserà essenzialmente sui lavoratori e sulle fasce di popolazione che già vivono una situazione di forte disagio”.