ANNO 18 n° 228
Una mozione di sfiducia da Tapiro d'oro
Le minoranze volevano regolare i conti con Barelli ma hanno preso un granchio
08/03/2016 - 11:36

VITERBO – Mozione di sfiducia a Barelli? Tecnicamente è una ''panzana''. Un assessore non può essere sfiduciato dai consiglieri, cosa invece praticabile nei confronti del sindaco. È il Tuel, bellezza! Il Testo Unico degli Enti Locali parla chiaro. La grandezza della svista è direttamente proporzionale alla chiarezza del granchio preso dal consigliere Luigi Buzzi, che si è fatto promotore della mozione per sfiduciare l’assessore ''bizzoso'' Barelli.

 

Il tutto affonda le radici nella zona Cesarini dell’ultimo consiglio comunale, quando è andata in scena una zuffa di parole tra Barelli e il consigliere Moltoni. Parapiglia verbale innescato da un’interrogazione di quest’ultimo, con la quale puntava a conoscere il pagamento o meno da parte del festival Caffeina dell’occupazione del suolo pubblico. Domanda che ha dato lo spunto a Barelli per fare di conto e constatare che effettivamente Palazzo dei Priori ha bisogno di incassare, ricordandosi immediatamente degli 80mila euro che la Cassazione ha gentilmente chiesto a Moltoni di versare nel forziere comunale per il danno erariale contestato dalla Corte dei Conti nel ginepraio della vicenda Cev.

 

Peccato che Barelli abbia fatto tutte queste riflessioni a voce alta e in faccia al consigliere stesso, che non l’ha presa benissimo. Da qui il botta e risposta serrato tra i due, proseguito anche fuori dalla sala d’Ercole. Nel faccia a faccia sono finiti per entrare anche altri consiglieri, pure loro scambiandosi effusioni poco amorevoli con l’assessore. Ergo Luigi Buzzi avrebbe deciso di preparare una mozione di sfiducia, annunciando la cosa urbi et orbi sulla stampa. L’idea era piaciuta subito a tutte le minoranze, entusiaste di poter regolare i conti con l’assessore ritenuto eccessivamente eccentrico e poco rispettoso dell’etichetta del consiglio.

 

In tanti quindi aspettavano che ieri venisse depositato il documento ma di fatto non si è mai materializzato. La nomina e revoca degli assessori sono infatti prerogative del sindaco e il consiglio può fare ben poco. Quindi la mossa di Buzzi può essere stata valida per portare alla ribalta il caso del comportamento dell’assessore Barelli ma sul piano reale è stata presa una cantonata. Ai consiglieri di minoranza non resta quindi che appellarsi a Michelini ma quella della mozione di sfiducia verso l’assessore passa alla storia come una gaffe da Tapiro d’oro.




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