ANNO 27 n° 279
Una
16/09/2010 - 13:47

VITERBO - Due anni di lavoro e 500mila euro di finanziamenti: sono questi i dati, ancora lontani da quelli definitivi, che caratterizzano l'imponente progetto di restauro della copertura lignea della chiesa di Santa Maria Nuova di Viterbo, fra le più antiche e importanti del capoluogo, risalente al 1080.

Quello che inizialmente doveva essere un 'semplice' lavoro di restauro, con il tempo si è tramutato, invece, in un'opera complessa e articolata grazie alla 'miniera d'arte', come l'ha definita Don Angelo Gargiuli, che è stata ritrovata. 'Noi dovevamo rifare semplicemente il tetto - ha commentato Don Angelo - non ci eravamo mai accorti di questo tesoro nascosto. E' per questo motivo che i lavori si sono protratti nel tempo e la chiesa è rimasta chiusa per due anni. Ce ne scusiamo con i molti viterbesi che vorrebbero tornare ad ammirarla, ma la nostra speranza è che possa essere riaperta il prossimo anno'.

Ma in cosa consiste questo tesoro? Sia le strutture lignee portanti sia le pianelle (elementi in laterizio), che costituiscono la copertura della Chiesa, sono decorate, soprattutto con temi floreali, con dipinti antichi di inestimabile valore ed era necessario riportare in superficie queste opere ricoperte negli anni da agenti atmosferici e da restauri non sempre all'altezza della situazione o fatti da mani non competenti.

'Il progetto di restauro si è subito rivelato molto complesso - ha detto il responsabile e direttore dei lavori, l'architetto Luca Melappioni di Roma -. Dopo una lunga fase di rilievi metrici, di verifiche e di studi, che ha richiesto e continua a richiedere la collaborazioni di importanti Università, come quella di Viterbo e di Firenze, abbiamo deciso di operare con due imprese specializzate sulla struttura e sui decori. Il lavoro è reso ancora più articolato dal fatto che il tetto è formato da grandi capriate con travi e travicelle arricchiti da tavole e cornici, che formano una sorta di “bussole” su cui si trova il manto laterizio. Ogni singolo elemento deve essere tolto dal suo contesto, studiato e catalogato per capire se sia originario, attribuibile ad un determinato momento storico, oppure sia un tentativo di ripristino di epoca moderna”.

“Ci sono tre tipi di pianelle – ha sostenuto Emiliano Antonelli del consorzio C.R.O.M.A., l’impresa responsabile del restauro – quelle “antiche”, quelle rilavorate e quelle di sostituzione: noi dobbiamo fare una sorta di identikit di ognuna di esse (sono 2.600), capirne l’origine, la composizione, lo spessore e poi possiamo passare al restauro. Quest’ultimo viene fatto principalmente con il vapore, che ci permette di usare un solvente naturale come l’acqua e il caldo, poi con una spugna sintetica e morbida togliamo lo sporco”.

Al consorzio C.R.O.M.A. spetta, perciò, la parte del lavoro riguardante la pellicola pittorica, mentre l’impresa “D&G” di Vetriolo si occupa del restauro del legno come struttura portante, anche in questo caso facendo notevole attenzione visti i dipinti presenti.

Il progetto di restauro, finanziato per il 70% dalla Regione Lazio e per il 30% dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), per quanto riguarda la navata destra della Chiesa è già stato concluso, mentre è in fase di completamento per quanto riguarda quella di sinistra. In quella centrale, invece, ancora si deve iniziare a lavorare: una possibile data in cui poter tornare di nuovo ad apprezzare questa magnifica costruzione è quella di Pasqua del 2011. Questo almeno è l’augurio ed il desiderio di Don Angelo.




Facebook Twitter Rss