

VITERBO - Ha un'altezza di 8 metri e una circonferenza di 30 e servono circa 80 tonnellate di legna per accenderlo: è il Sacro Fuoco di Sant'Antonio Abate, che questo pomeriggio (16 gennaio) ha preso vita nella piazza principale di Bagnaia, di fronte alla chiesa intitolata al santo.
Diventato ormai un rituale, che ogni anno attrae sempre più persone dal capoluogo e dai paesi limitrofi, il Sacro fuoco è giunto alla sua 80° edizione, anche se la nascita risale all'età medievale.
L'origine di questa tradizione, infatti, è da imputare alle miracolose guarigioni che si manifestarono durante un'epidemia che infestò la Francia in occasione della traslazione delle reliquie del santo. Tra i malati che accorrevano per chiedere grazie e salute, c'erano anche coloro che erano afflitti dal "male degli ardenti", l'Herpes Zoster, conosciuto anche come "fuoco di Sant'Antonio", appunto.
Ritornando a Bagnaia, qui anticamente si portavano a bruciare gli oggetti della casa legati a spiacevoli e brutti ricordi: era un vero e proprio atto depurativo, di liberazione per affrontare con uno spirito migliore il nuovo anno. Le ceneri, infatti, venivano portate a casa e poste all'interno di contenitori fino all'anno successivo, per scacciare gli spiriti malvagi.
Sono 47 le persone impegnate nella realizzazione del falò, che fanno parte del Comitato Sacro Fuoco Sant'Antonio, e solo chi è veramente esperto lo può alimentare, in modo che la legna si consumi con equilibrio, senza crollare da una parte o l'altra. Lo spettacolo lascia tutti senza parole.
Durante la serata, oltre al Sacro Fuoco, è stato possibile degustare i dolci tipici bagnaioli, “cavallucci di Sant'Antonio”, e i prodotti delle aziende agricole Manca e Mula, il tutto con il sottofondo musicale dei gruppi Avviso di Sfratto e Funktion.