ANNO 18 n° 175
''Termalismo, rilancio solo dai privati''
Il direttore Crea: ''Aspettiamo il censimento sui pozzi abusivi da sei mesi''
Incontro dedicato ai grandi temi internazionali con Giampaolo Rossi
16/12/2015 - 10:55

VITERBO – Federlazio senza frontiere. Anzi, meglio: Federlazio guarda lontano. E per una volta decide di dedicare il classico appuntamento di fine anno (un must per il mondo delle piccole e medie imprese della Tuscia) ai temi internazionali. Per due motivi: primo, perché – come dice il direttore Giuseppe Crea – ''il mondo non si ferma a Viterbo'', e secondo perché le aziende locali, da queste parti, fanno dell'export un punto di forza, uno dei pochi, laddove l'economia interna è asfittica ormai da qualche anno.

 

Ci sarebbe poi un'altra ragione per questa intervista con Giampaolo Rossi – editorialista de Il Giornale, dove è pure blogger, professore di comunicazione -, e lo spiega lo stesso Crea, che insieme al presidente Gianni Calisti incalza l'ospite: ''Sono direttore da otto anni, qui, e francamente mi sono stufato di vedere i politici viterbesi venire qui a fare passerella. Sto ancora aspettando l'aeroporto, le terme Inps, il completamento della Traversale…''. Meglio allora volare alto, specie se l'alto non è necessariamente ambizioso, ma la realtà quotidiana per tante aziende locali che con gli scenari globali non solo ci campano, ma ci si confrontano ogni giorno.

 

Ma prima torniamo per un attimo coi piedi per terra, e alle cose nostre, le terme. Crea non risparmia frecciate: ''Sono sempre più convinto che il rilancio del termalismo passerà esclusivamente dall'azione dei privati, perché sono gli imprenditori quelli che hanno dimostrato più voglia di investire. Lo hanno fatto, primi nel Lazio, aderendo alla Call of proposal della Regione, con Camera di commercio, noi di Federlazio, le realtà private già attive in loco, l'Università. Il Comune si è aggiunto solo dopo. E tra l'altro stiamo ancora aspettando il censimento dei pozzi illegali, perché la lotta all'abusivismo dovrebbe essere il primo atto per dimostrare l'interesse, la volontà, del pubblico. Lo aspettavo, il censimento, questa estate quando ero sotto il sole della Calabria: sono passati sei mesi, che fine ha fatto?''

 

D'altronde, siamo all'hotel Salus Terme. Rossi, classe 1966, romano, aria ieratica, una mano ingessata (il troppo scrivere fa male a tutti), esposizione chiara, una vaga somiglianza con Antonio Ricci, è arrivato qui anche grazie alla mediazione – è il caso di dirlo – della banda di Medioera, uno dei festival culturali più in voga nel capoluogo.

 

Il presidente Calisti parte subito forte: ''Da imprenditore che investe – chiede – vedo però che la crescita ha percentuali da prefisso telefonico. In più, tra crisi militari, terrorismo, e l'embargo nei confronti della Russia non posso considerare roseo il futuro''. Rossi parte da lontano: ''Tutto inizia nel 2011, quando si verificarono una serie di eventi a livello mondiale, europeo e nazionale delle quali stiamo ancora vivendo le conseguenze. Nel 2011 inizia l'attuale crisi in Medioriente, con la guerra in Libia, una situazione locale, un conflitto civile, in cui l'Occidente è entrato a gamba tesa, costruendo un precedente senza appigli nel diritto istituzionale, un precedente che ha poi dato il via ad altri meccanismi simili, per esempio in Siria''. Insomma: Gheddafi e Assad, due regimi – totalitari magari, ma legittimati dal popolo – finiti nel mirino di Europa e Stati Uniti ''per generare un caos creativo. Intanto distruggo tutto, e anche se non so cosa avrò dopo, spero che mi faccia comodo''.

 

Ma nel 2011, per Rossi, c'è stato anche un altro episodio chiave: ''In Italia, dove un Governo regolarmente eletto dai cittadini (per chi se lo fosse dimenticato, il Berlusconi-ter, ndr) è stato rimosso al termine di un'aggressione mediatica e finanziaria senza precedenti, seconda soltanto forse alla grande speculazione di Soros su lira e sterlina ad inizio degli anni novanta – spiega – Abbiamo imparato allora termini come spread e default, quest'ultimo un rischio paventato ogni giorno, snocciolando numeri su debito pubblico, calo del Pil, rapporto deficit-pil, disoccupazione. Oggi, che quei dati sono anche peggiori, di defaul, di fallimento dello Stato, non si parla più. Perché? Perché c'era qualcuno che aveva interesse a prendere il controllo del nostro debito pubblico, a gestire i conti del Paese''. Insomma, due fattori concatenati, uno esterno e uno interno, ci hanno ridotto così come siamo oggi: senza certezze.

 

Calisti, da buon industriale ceramico di Civita Castellana, chiede lumi sull'embargo alla Russia, uno dei mercati più importanti – prima della sospensione delle esportazioni – per il distretto falisco dell'arredo bagno.

 

Per Rossi, la Russia non è cattiva come la si dipinge: ''L'embargo è stato imposto dagli Usa dopo l'invasione dell'Ucraina. Come gli americani la pensano anche inglesi e francesi, mentre noi e Germania, insieme ad alcuni Paesi dell'Europa meridionale per i quali quel mercato è importantissimo, se non vitale, e che comunque vorrebbero che decisioni del genere vengano condivise e non imposte. La Russia, tra l'altro, intervenendo legalmente in Siria, in nome di una storica alleanza, si sta giocando le sue carte di leadership a livello globale''.

 

Pillole rossiane finali: ''La caduta del Muro ha scongelato l'Europa, e alcuni modelli sociali ora stanno crollando, tipo il multiculturalismo inglese e francese. La pressione demografica rischia nel giro di qualche anno di stravolgere il continente, un continente che pensava di potersi unire soltanto con la moneta comune ma che è senza guida, se non quella della Banca centrale europea, unica autorità sovranazionale''. Francia: ''Marine LePen ha vinto lo stesso, perché ha costretto i socialisti ad esultare per le vittorie di Sarkozy e lo stesso Sarzoky a sostenere i socialisti in altre regioni''. Italia: ''La Lega? Localista ma anche liberale: la flat-tax è una vecchia battaglia liberale, ripresa dalla prima Forza Italia. Il Movimento Cinque Stelle? Predica la distruzione della politica a vantaggio di non si sa cosa''. Draghi: ''Il suo quantitative easing andrebbe fatto dando i soldi ai cittadini, non alle banche''.

 

Seguono le domande. Appassionate, interessate magari, ma sempre sul pezzo degli imprenditori in platea.




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