

VITERBO - Resta in carcere la donna di 50 anni d’origine nigeriana, arrestata tre giorni fa con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravissime per aver percosso, fino a ridurlo in fin di vita, il figlio adottivo di 5 anni.
Il Gip del tribunale di Viterbo, infatti, questa mattina, ha convalidato il fermo eseguito dagli uomini della squadra mobile e ha emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
La donna, presente in aula , ha accettato di rispondere alle domande del Gip. In precedenza, invece, si era avvalsa della facoltà di non rispondere. Nella sua deposizione ha confermato la dichiarazione rilasciata ai poliziotti la sera dell’aggressione, il 2 febbraio scorso, cioè che aveva fatto scendere il bambino dall’auto per fargli fare la pipì e che, mentre lei faceva manovra, è sopraggiunta un’altra auto che lo ha investito e si è data alla fuga.
Un racconto, quello della nigeriana, smentito sia da un altro automobilista in transito, quello che ha dato l’allarme al 113, sia dallo stesso bambino, ascoltato dagli uomini della sezione tutela minori della squadra mobile di Viterbo mentre era ricoverato nel reparto di terapia intensiva del policlinico Gemelli di Roma. “Mi ha picchiato la mamma perché avevo fatto una marachella mentre gridava ‘ti ammazzo” ha detto mentre con un lavagnetta colpiva un orsacchiotto di peluche alla testa e sul fianco sinistro, gli stessi punti dove è stato ferito. Al termine dell’udienza preliminare la donna è stata ricondotta nel carcere di Civitavecchia.
Sempre questa mattina, il tribunale di Roma, ha emesso un’ordinanza che sospende la potestà genitoriale della madre e del padre adottivi del bimbo di 5 anni. I giudici minorili, alla luce dell'informativa inviata ieri dalla procura della Repubblica di Viterbo e dei risultati delle indagini condotte dagli uomini della squadra mobile, diretti da Fabio Zampaglione, ha anche assegnato il bambino alla cure delle assistenti sociali del comune e gli ha nominato un curatore speciale.
Inoltre hanno imposto il divieto assoluto ai genitori adottivi e ai loro congiunti di contatti con il bambino. Dopo le dimissioni dal policlinico Gemelli di Roma, dov'e' tuttora ricoverato, il piccolo sara' ospitato da una casa famiglia.