

Riceviamo e pubblichiamo:
Nel corso del mio intervento nell’ennesimo Consiglio Provinciale convocato per il Problema “Talete”, ho messo in luce quelle che sono le principali responsabilità della innegabile grave situazione nella quale si trova il servizio idrico Provinciale.
Ho dimostrato come “il male” della Talete non sia da ricercasi, come invece da sempre si è cercato di far credere, nel fatto che alcuni comuni non sono entrati a farvi parte.
Carte alla mano ho documentato come i cosiddetti (dal duo Piazzai-Mazzoli) comuni virtuosi, cioè quelli entrati in Talete, tanto virtuosi non lo erano visto che devono alla società Talete la ragguardevole somma di Euro 2.347.000 e quel che è peggio che tale somma non la hanno, ad esclusione di Viterbo, neanche inserita nei loro bilanci.
E questo, molto probabilmente, per il fatto che tali comuni andrebbero in dissesto finanziario. Infatti ho chiesto come un Comune della dimensione di Acquapendente possa permettersi l’inserimento di una somma di Euro 304.000 come debito fuori bilancio senza andare in “default”, ma la stessa cosa per i comuni di Civita Castellana Euro 695.000, Soriano nel Cimino Euro 173.000, Blera Euro 97.000, Arlena Euro 62.000, Bomarzo Euro 82.000, Canino Euro 60.000, Canepina 45.000, Nepi 120.000, Piansano 54.000 ed altri ancora.
Nello stesso intervento ho anche sottolineato come non corrispondesse a verità il fatto che la Talete non può richiedere l’anticipazione di somme per il finanziamento regionale a causa del Decreto Ingiuntivo del S.I.I.T. S.p.a, in quanto la “nebulosa” e a mio giudizio inapplicabile, Delibera Regionale, stabilisce che le somme sono concesse per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle reti direttamente all’A.T.O. e non alla Talete.
Come ho avuto modo di spiegare il mio contributo non era però teso ha individuare nei soci della Talete morosi per circa 2,5 milioni un altro soggetto al quale addossare la presunta responsabilità dell’annunciato fallimento dell’acqua pubblica. Già ce ne sono molti, chi dice la Regione, chi i comuni che non entrano, chi le società preesistenti chi il consiglio di amministrazione e cosi via.
Io volevo e voglio indicare i reali responsabili della situazione.
Non è forse l’A.T.O. che doveva programmare le modalità di erogazione del servizio, valutare le risorse finanziare ed umane necessarie, stabilire procedure percorribili per assorbire le gestioni preesistenti, controllare l’operato della società incaricata della gestione?
Ora visto che Mazzoli è il Presidente dell’A.T.O. e Piazzai è il personaggio che più di tutti ha operato per l’A.T.O. ho chiesto e chiedo a gran voce le dimissioni di entrambi.
Mi si dice che è “semplice strumentalizzazione politica”.
Ma è la politica di Mazzoli e Piazzai che ha messo a rischio il percorso dell’acqua pubblica, l’occupazione delle persone che vi operano e i bilanci di tutti gli enti coinvolti. Le bollette dell’acqua che in molti casi sono triplicate o addirittura quadruplicate sono reali o parliamo di strumentalizzazioni ?
Per non andare troppo lontano le ultime bollette dell’acqua su Viterbo città sono reali o si tratta sempre di strumentalizzazioni?
Ora, visti i gravi problemi che sono sul tappeto e considerato che in circa cinque anni la gestione dell’ATO è stata pressoché fallimentare, prima di mettere a rischio il semplice percorso dell’acqua ed attendere che non venga più dal rubinetto, rinnovo l’invito al Presidente e all’Assessore a fare un passo indietro.
Francesco Battistoni - consigliere provinciale PDL