

VITERBO – Chiusura del reparto di ostetricia nell’ospedale di Tarquinia; chiusura dei reparti di ostetricia e oncologia dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana e, in prospettiva, la trasformazione della struttura in un cosiddetto ospedale diurno, poco più di un poliambulatorio. Sono i provvedimenti previsti dal piano sanitario illustrato ieri dal presidente della Regione Lazio Renata Polverini.
I decreti che contengono i provvedimenti relativi ai due ospedali viterbesi, il 56 e il 59, hanno scatenato la dura protesta dei sindaci di Tarquinia e Civita Castellana, rispettivamente Mauro Mazzola e Gianluca Angelelli, entrambi del Pd.
Mazzola ha annunciato che presenterà ricorso al Tar contro il decreto "ammazza ostetricia". "Si tratta di un provvedimento assurdo – commenta -, sia perche' priva una vasta area del Viterbese di un servizio efficiente e apprezzato dalla popolazione, come dimostrano le 450 nascite avvenute nel reparto nel 2009 (il decreto prevede che debbano essere almeno 500), sia perché abbiamo accertato che la metà delle donne che partoriscono a Tarquinia arrivano da Civitavecchia, proprio la città in cui la Polverini vorrebbe trasferire ostetricia".
Mazzola ha anche anticipato che nei prossimi giorni convocherà una seduta straordinaria del consiglio comunale, alla quale inviterà tutti i consiglieri regionali eletti nel Viterbese e la stessa Polverini. ''Se la decisione non verrà revocata - conclude - il presidente della Regione sentirà parlare a lungo di Tarquinia''.
Sul piede di guerra anche il comune di Civita Castellana, in quanto il piano prevede la chiusura di due reparti, ostetricia e oncologia, nell'ospedale Andosilla e, in prospettiva la soppressione del nosocomio che dovrebbe essere trasformato in un ospedale diurno.
Il sindaco Gianluca Angelelli ha convocato per il 2 agosto una seduta straordinaria del consiglio provinciale all'interno del nosocomio. Oltre alle associazioni del territorio sono stati invitati a partecipare il presidente Polverini, il presidente della commissione sanità Mandarelli, i consiglieri regionali Parroncini, Gigli, Gabbianelli e Battistoni, il direttore generale Asl Pipino, il direttore sanitario Bifulco, tutte le amministrazioni comunali del distretto, le forze sociali ed economiche.
“Il presidente Polverini si assume la responsabilità di chiudere i reparti di oncologia e ostetricia dell’ospedale di Civita Castellana senza neanche ascoltare gli enti locali e le parti sociali. E’ una decisione aberrante e assurda, oltre che irrazionale. Mi giunge inoltre la notizia che tra pochi giorni sarà chiusa la terapia intensiva e l’ospedale sarà riconvertito in ospedale diurno. Ciò significa che l’Andosilla non esisterà più”.
Secondo Angelelli, con il piano Polverini “i servizi primari come l’assistenza sanitaria tornano indietro di cent’anni. E i cittadini dovranno percorrere 40 chilometri per essere curati. Nessuno pretende la cardiochirurgia – conclude - ma almeno il sacrosanto diritto di nascere e morire nella propria città, nell’ospedale che finora ha servito non solo Civita Castellana ma anche tutti i paesi limitrofi, per di più in posizione geografica strategica tra Roma e Viterbo”.
Infine, Angelelli ha chiesto al sindaco di Viterbo Giulio Marini, presidente della conferenza dei sindaci sulla sanità, di convocare immediatamente l’assemblea per prendere posizione contro il piano sanitario.
Morale: la Polverini, al contrario di Erode, non uccide i bambini. Si limita ad eliminare i luoghi in cui vengono al mondo: i reparti di ostetricia. Si risparmia il lavoro successivo.
BATTISTONI: GLI OSPEDALI SARANNO RINCOVERTITI
PARRONCINI: OSPEDALI AZZERATI E SERVIZI SPOSTATI SULLA CAPITALE