

Ritrovate nella cattedrale le reliquie di S. Gemini. Si trovano dietro una lapide di marmo pregiato che nasconde un'urna più piccola, nella Cappella dei SS.Valentino ed Ilario nella Cattedrale di Viterbo. Si è giunti a questa conclusione scoprendo solo oggi delle iscrizioni portate alla luce grazie alla tecnica e alla professionalità di Marco Orlandi .La cosa più sorprendente ed interessante è che su una parete dell’urna si possono leggere incise queste parole: Ossa Sanctorum Valentini Presbyteri et Hilarii Diaconi Martyrum, et Gemini Confessoris. (Quindi ci sono le ossa di tre santi, non di due) Da un altro lato si legge: Translata fuere ad hanc cappellam solemni ritu. Dall’altro lato: Adriano Sermattejo Episcopo Viter. A.D.1724. Il riferimento é alla traslazione delle reliquie che il vescovo di Viterbo Sermattei solennemente fece nel 1724 quando riportò i resti dei Santi sotto il nuovo altare della Cappella completamente restaurata dal Comune .La domanda che oggi ci poniamo é : come mai nell’urna dei santi Valentino e Ilario sono stati riposti anche i resti di S.Gemini? Chi era questo santo? Perché tanto importante da essere unito alle reliquie dei patroni? Come é arrivato a Viterbo? In realtà sappiamo che S.Gemini nacque in Siria nella seconda metà del secolo VIII, si convertì al Cristianesimo e dopo aver esercitato il mestiere delle armi, decise di dedicarsi alla vita eremitica. Come i pellegrini eremitici di allora, prese a girare per vari uoghi, finché si trasferì definitivamente in Italia. Sbarcato sulle coste marchigiane, dimorò per un certo periodo nella zona di Fano (nel monastero di San Paterniano); poi si addentrò all’interno, giungendo verso Spoleto, ed infine arrivò nell’umbra ‘Casventum’, in provincia di Terni. Questa città venne poi distrutta da un attacco saraceno e quando fu ricostruita, cambiò il nome in San Gemini, in onore del santo anacoreta poi eletto a suo patrono; chiamata anche Sangemini, oggi è nota per le sue sorgenti di acqua minerale. Negli ultimi anni della sua vita Gemini, entrò in un monastero benedettino, morì a Ferento, cittadina etrusca il 9 ottobre 915, quasi centenario godendo una grande stima e venerazione in tutta la nostra zona.Quando i viterbesi distrussero Ferento insieme a tanti monumenti e reperti preziosi portarono in città reliquie preziose che erano lì conservate come l’alba del vescovo S.Bonifacio e l’urna che conteneva i resti di S.Gemini. Un trofeo considerato davvero prezioso trattandosi di un santo allora famoso in tutto territorio. Era tenuto in tanta considerazione che i viterbesi vollero intestare a lui una via ,nella zona di S.Pellegrino, che ancora oggi esiste : Via S.Gemini. Per molto tempo le reliquie del santo furono conservate in Cattedrale ,entro l’urna di marmo originale, che ancora oggi si conserva, vuota, nel Museo del Colle del Duomo. Fino a quando nel 1724 il vescovo Sermattei decise di unire in un’unica urna i resti dei due santi Patroni con quelli di S.Gemini.