

Un’occasione per ricordare un grande maestro del cinema, Roberto Rossellini attraverso il restauro del mitico film “Roma città aperta” (del 1945) e le parole del figlio Renzo, produttore, che vive tra Roma e Los Angeles, e che è stato ospite del “Festival del Cortometraggio Filoteo Alberini”, dedicato al pioniere del cinema mondiale, nativo della cittadina del Viterbese., giunto quest’anno alla terza edizione. Girato in bianco e nero e considerato uno dei capolavori del neorealismo, la corrente del Novecento, che ha descritto l'Italia degli anni immediatamente susseguenti la fine della seconda guerra mondiale. Il film è il primo della cosiddetta Trilogia della guerra, poi proseguita con “Paisà” e “Germania anno zero”. Le riprese del film furono fatte in condizioni precarie, sia per il periodo, i tedeschi erano da poco andati via, sia per la scarsa disponibilità del materiale tecnico compresa la pellicola. Non essendo disponibili gli studi di Cinecittà, già spogliata dalle attrezzature e ridotta ad essere un grande rifugio per gli sfollati, che non potevano essere accolti altrove, Rossellini e la troupe improvvisarono le riprese di alcuni interni, nel vecchio teatro Capitani, in via degli Avignonesi 32, in prossimità del Tritone. Tutti particolari, questi, che, in occasione del restauro della pellicola, non sono sfuggiti. Ma è stato Renzo Rossellini a ricordare la figura paterna. Con il grande Roberto, il “maestro” in assoluto del neorealismo, il figlio ha collaborato fin da quando ero ragazzino. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, poco prima del suo intervento al festival ortano, mentre era ospite di Lusi Nesbitt, manager culturale, che vive ad Orte.
“Ho collaborato con mio padre fino alla sua scomparsa nel 1977 e da lui ho imparato tutto, soprattutto il modo nuovo di fare cinema. Rossellini, nella storia del cinema non solo italiano, ha segnato un solco profondo. Prima di lui il cinema era divertimento, un grande gioco. Rossellini lo ha reso adulto. Ne ha cambiato profondamente i canoni”.
A cominciare da “Roma città aperta”? “
Certo. E’ un film che ha fatto la storia del cinema per quello che racconta e per comeè stato girato. Proprio in questo Rossellini è stato grande”.
Lei fa il produttore, ha prodotto oltre cento film ed ha “lanciato” nuovi registi. Come giudica il cinema di oggi. Quanto ha influito la pesante concorrenza della televisione?
“Il cinema resta l’ultima delle grandi arti e la televisione è diretta figlia del cinema, perché loi schermo (poi il piccolo schermo) nasce con il cinema”.
Ma la televisione ha contribuito a svuotare le sale cinematografiche…
“Il cinema continua a vivere e le giovani generazioni continuano a frequentare le sale cinematografiche. Certo, stiamo vivendo un periodo di crisi, ma il cinema continua per la sua strada”.
C’è stata qualche occasione in cui Rossellini pensò di girare qualche film nella Tuscia?
“Il Viterbese sta a due passi da Roma ed ha un così vasto patrimonio storico monumentale e paesaggistico che ha offerto la possibilità di girare tanti film, soprattutto storici. Io mi auguro che gli ammin istratori forniscano sempre più opportunità èper girare film nella Tuscia”.
In conclusione qual è il suo giudizio sul cinema italiano contemporaneo: c'è qualche maestro” da considerare erede di Rossellini?
“Rossellini ha rappresentato la storia del cinema nella metà del secolo scorso e il neorealismo è stata la corrente regina del cinema del Novecento. Adesso bisognerà aspettare che passino tanti anni del XXI secoloo per poter fare un confronto. Speriamo di esserci”.