

O femmina fatale come la contessa di Castiglione o “Mater dolorosa” come Adelaide Cairoli, madre di cinque figli, quattro cadono da volontari, il superstite diventa presidente del Consiglio. Donne capaci di indossare abiti maschili per partecipare ad imprese patriottiche o a salire sulle barricate per difendere gli ideali di patria e libertà. Donne che per il tricolore ci hanno rimesso la pelle. E si intitola proprio “Questioni di pelle” la nuova performance ideata e realizzata da Giuseppe Rescifina, che debutta sabato 12 marzo alle 18 al Ridotto del Teatro dell’Unione. Lo spettacolo, con letture di Giuseppe Rescifina e Simonetta Pacini, interventi musicali a cura di Laura Leo accompagnata al piano da Luigi Gentile, è inserito nel programma di “Donne musica e poesia” , una serie eventi proposti, per l’impegno della Consigliera delegata alle Pari Opportunità, Maria Antonietta Russo, dal Comune di Viterbo con la direzione organizzativa e artistica dell’associazione culturale TusciaE20.
“Questione di pelle” è una performance che mette in risalto figure femminili che hanno avuto ruolo di primo piano durante il Risorgimento italiano, ma anche semplici popolane che si sono battute perché l’Italia, 150 anni or sono, divenisse un’unica nazione. Tra queste anche la viterbese Innocenza Ansuini Toddi. Sono personaggi che nei libri di storia ad uso nelle scuole non vengono abitualmente citati.
“Sono borghesi e le popolane mandate sotto processo, talvolta in esilio, in carcere, anche sul patibolo – ha scritto Aldo Cazzullo qualche giorno fa sul “Corriere della Sera” - E nel 1848 salgono sulle barricate. Come Colomba Antonietti, trasteverina di origine umbra, sposa di un aristocratico che per aver violato le leggi del tempo viene non solo diseredato ma incarcerato, morta accanto al marito sotto le mura di Roma, vestita da uomo, per difendere la Repubblica. Come, a Brescia, Carolina Santi Bevilacqua, che allestisce e dirige un ospedale da campo al seguito dell'esercito piemontese, dove si spegnerà il figlio Girolamo. Come Elisabetta Michiel Giustinian e Teresa Perissinotti Manin, che a Venezia coordinano l'equipaggiamento dei volontari che resistono agli austriaci. Come Marianna De Crescenzo, che nel 1860 accoglie Garibaldi a Napoli alla testa di duecento armati. Ma il personaggio più straordinario è Cristina Trivulzio di Belgiojoso, la principessa ritratta da Hayez, che ispira a Stendhal la duchessa Sanseverina de La Certosa di Parma, porta da Napoli in Lombardia un battaglione di duecento uomini per combattere gli austriaci, perde i beni sequestrati da Radetzky, scende a Roma dove recluta centinaia di infermiere insieme con Giulia Bovio Paolucci ed Enrichetta di Lorenzo, compagna di Carlo Pisacane («meretrici infami», secondo i giornali del Regno borbonico)”.
Il testo della performance di Rescifina, però, ha anche una funzione provocatoria nel proporre un confronto tra le donne patriote e l’effimero sofisticato mondo di un tipo di donne di oggi contaminate da modelli proposti soprattutto dalla televisione. Per fortuna anche oggi ci sono quelle che difendono il proprio ruolo, sono testimoni costanti di una leale e talvolta sofferta identità conquistata sul campo.
Il testo e le canzoni di “Questione di pelle” sono dunque un invito a ragionare attorno ad una donna moderna che, accanto alle conquiste legittime degli ultimi anni metta anche il ruolo secolare di aggregatrice di fondamentali valori sociali. Non per niente viene riproposto, quale omaggio alle donne, uno dei più famosi brani della letteratura italiana tratto da “I promessi sposi” del Manzoni.