ANNO 27 n° 288
Quando Viterbo era l'ombelico del mondo...
Riflessioni di Elda Martinelli, a voce alta e con simpatia…
30/05/2012 - 06:24

VITERBO - So bene che per i più pensarlo è quasi assurdo, ma c’è stato un tempo in cui la nostra bella città dava i punti, come suol dirsi, a Roma: la Capitale, infatti, non era più Caput Mundi e a primeggiare, in Italia, c’era Viterbo. Infatti la massima espansione territoriale, politica e di popolazione (addirittura superiore a Roma!..) Viterbo la ebbe alla metà del ‘200. Ricordo a questo proposito, rapidamente, che:

- nel 1145 papa Eugenio IV si rifugia a Viterbo da Roma, per allontanarsi dalle violente e sanguinose lotte politiche cittadine;

- nello stesso anno l’imperatore Federico Barbarossa la fregia del titolo di città, per l’importanza crescente sul territorio;

- nel 1172 Viterbo sconfigge la vicina città di Ferento, annettendone i territori;

- nel 1192 papa Celestino III la fa sede vescovile;

- nel 1200 è sede papale, durante le contese con l’imperatore Federico II e al tempo in cui visse Rosa, patrona della città, giovanissima santa ed eroina (santa per acclamazione di folla!) nata nel 1235 e morta nel 1252, circa.

Non a caso la città vive a metà del XIII sec. i noti fatti di piazza del Gesù, che videro il celeberrimo assassinio di Enrico di Cornovaglia: e non perché, come ho sentito recentemente dire da intellettuali e professori che credevo molto più preparati di me “..tutti venivano, nel ‘200, a veder Viterbo per il Bullicame e il quadro di Sebastiano del Piombo!...” (o come erroneamente hanno riportato i giornalisti presenti alla “Festa del Bullicame”…) anche perché l’opera sottintesa del celebre pittore veneto, una tela raffigurante una deposizione, è stata dipinta tre secoli dopo, per esser precisi: nel 1517 circa, per la chiesa di San Francesco.

Restiamo ai fatti, dunque. Fino alla metà del ‘200 il centro della vita cittadina era PIAZZA DEL GESU’: all’ingresso da via S.Lorenzo, sull’angolo di sinistra (oggi in parte adibiti a negozio, in parte murati lungo la via) sono visibili alcuni archi del portico in cui il Podestà amministrava la giustizia, sotto al bel Palazzo del Podestà, con scalinata e profferlo: mentre, dal lato opposto della piazza, si alza la Torre del Borgognone una delle tante torri adibite a ricche abitazioni della città, che ne animano il panorama: strette ed alte, inespugnabili o quasi, sicure dagli assalti dei molti nemici in una città ancora “medievalmente chiusa e preparata alla difesa di sé ”... (messer Angelo Borgognone, era un facoltoso personaggio della metà del ‘200: si narra che dalla misura del suo piede moltiplicata per 10, si ottenesse l’unità di misura del passo viterbese e tale misura sarebbe rappresentata nella pietra angolare verticale, alla base della Torre, all’angolo tra via san Lorenzo e la scalinata di accesso alla piazza... ove, girato l’angolo, c’è la porta di ingresso alla torre).

Sulla allora piazza principale di Viterbo sorgeva la bella Chiesa del Gesù, con un’unica sobria navata in pietra all’interno ed il suo semplice campanile a vela, a chiudere la piazza, sul fondo: chiesa che fu teatro, nel 1271, della feroce vendetta compiuta per mano di Guido e Simone di Monfort, i quali si trovavano a Viterbo non per farsi i bagni al Bullicame o visitare nel Museo Civico la Pietà di Sebastiano del Piombo, ma per omaggiare Filippo III re di Francia e re Carlo I d’Angiò re di Sicilia, giunti per sollecitare la nomina del papa, vacante . Anche per questa ragione, in quei giorni, Viterbo era più che mai crocevia dei più famosi personaggi politici d’Europa, proprio per la sua importanza culturale e politica. Per dirla chiaramente: dove c’è il Papa c’è sempre stato il cuore del Mondo e della Politica (Ior e maggiordomi compresi…).

Ebbene ben presto i due Monfort seppero che in città, al seguito di re Carlo d’Angiò, era giunto anche Enrico di Cornovaglia, il quale non molto tempo prima aveva ucciso per ordine del cugino, il re Edoardo I, loro padre e verso il quale tramavano vendetta.

Così, il 13 marzo 1271, nella chiesa del Gesù, durante la santa Messa, i due uccisero Enrico di Cornovaglia entrato in quel luogo senza scorta, a pregare, perché privo di sospetto e timore: fu invece assassinato proprio sull’altare , dove si era rifugiato... Colpito a morte, fu poi trascinato fin sulla soglia e abbandonato nel suo sangue.

Per questo atroce assassinio, Dante pose Guido e Simone nel girone dei Violenti, del suo INFERNO, come ricorda l’epigrafe fuori la chiesa. Al centro della ampia piazza (per chiudere questo mio giro in città nei panni di “cicerone”…) a lungo usata poi nei secoli come mercato di frutta e anche di pesce, spicca una tipica fontana viterbese a fuso, proveniente dal convento di San Domenico, collocatavi però in epoca posteriore. Nel 1247, non essendo più sufficiente questo spazio urbano, per l’accrescimento politico ed urbanistico, fu necessario creare la PIAZZA del COMUNE che oggi conosciamo come tale, ben più ampia. E per far questo fu utilizzata l’area dell’antico cimitero di S.Angelo, adiacente alla già esistente chiesa omonima. Eccetera… Ho tenuto a precisare queste informazioni soprattutto per fugare ogni dubbio sui giovani e giovanissimi che ho spesso accompagnato con le scuole in un ampio giro cittadino, tra le più belle vie e piazze, storie e leggende di Viterbo: per ricordare a loro e a chi non lo sapesse che all’epoca Viterbo era l’ombelico del mondo, E perché non credano che Sebastiano del Piombo fosse un highlander vissuto tre secoli o che Enrico di Cornovaglia venne a farsi ammazzare a Viterbo… per fare i fanghi!




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