ANNO 27 n° 282
Provinciali: Partito Democratico sull'orlo della scissione

VITERBO – Oh, ma non c’è proprio nessuno in tutta la Tuscia che spieghi ai capobastone, sottopancia, porta borse del Pd che il Carnevale è finito e che in tempi di Quaresima le mascherate sono blasfeme? E non c’è nessuno, tra quelli che senza aver mai avuto un riconoscimento, una prebenda, uno strapuntino hanno lavorato con entusiasmo alla nascita del nuovo partito che li vada a prendere a calci nel sedere? O che chieda la loro interdizione per manifesta incapacità  d’intendere e di volere politico? Già, perché solo degli incapaci e degli inetti potevano ridurre un partito, che per ammissione di uno dei capobastone, Giuseppe Fioroni, era già con le pezze al culo, in una ammasso informe di agguati, sgambetti, rappresaglie e via di questo passo.

Lor signori, contornati da manipoli di yes man come sono, infatti, hanno causato una vera e propria scissione nel Pd. E, di fatto, hanno deciso di dare vinte a tavolino al centrodestra le prossime elezioni provinciali.  E forse, visto ciò che sono stati in grado di fare, è bene così. Non è che nel Pdl e nel centrodestra in genere le cose vadano meglio, ma loro si scannano con più discrezione, senza dare troppo nell’occhio. E sono molto più bravi a far sparire le tracce delle risse e degli accoltellamenti alle spalle.

In un incalzare di conferenze, comunicati, dichiarazione, veline ai giornali amici e agli amici degli amici, ecco la cronaca delle ultime convulse tappe della simil scissione.

Giovedì 18 febbraio, ore 12-  il segretario provinciale del Pd Angelo Allegrini, di stretta osservanza fioroniana, convoca una conferenza stampa per annunciare urbi et orbi che l’accordo con il centrosinistra si può fare solo se si trova un’intesa programmatica su aeroporto, corridoio tirrenico, gestione acqua ed altro. Tutti argomenti, a suo dire, sui quali la sinistra-sinistra non avrebbe le idee chiare. Poi accusa delle peggiori nefandezze  la corrente bersaniana locale (leggi Ugo Sposetti), e annuncia che  la direzione provinciale del partito deciderà a maggioranza con chi allearsi e chi candidare alla presidenza della Provincia. E siccome la maggioranza sta con lui…

Giovedì 18 febbraio, 17 – Lo stesso Angelo Allegrini non si presenta alla riunione con i partner del centrosinistra (Rifondazione, Sinistra e Libertà, Italia dei valori, socialisti, liberali) che egli stesso aveva convocato. Il Pd viene rappresentato dalla sua vice Giulia Arcangeli, luogotenente di Giuseppe Parroncini, e da Andrea Egidi, presidente dell’assemblea provinciale del partito, sposettiano fino al midollo. Con grande fatica viene stilato un documento che punta alla ricostituzione dell’alleanza che ha governato Palazzo Gentili negli ultimi 5 anni e demanda al Pd l’indicazione del candidato alla presidenza della Provincia, che dovrà comunque ottenere il gradimento degli alleati. Nulla di trascendentale, quindi, e che non fosse già stato detto. Ma l’Arcangeli non firma il documento. Ad apporre la sua firma senza indugi è invece Andrea Egidi. Apriti cielo…

Venerdì 19 febbraio, ore 13 – Angelo Allegrini, senza far nessun accenno al documento redatto il pomeriggio prima, invia una nota ai giornali, sottoscritta anche da Giulia Arcangeli, che  senza mezzi termini annuncia che il Pd, alle provinciali, andrà da solo. E ribadisce le distanze programmatiche che, secondo lui, renderebbero inevitabile cotanta scelta: aeroporto e corridoio tirrenico, quest’ultimo, peraltro,  già in via di costruzione. 

Ovviamente i dissidi programmatici sono un pretesto grosso come una casa. La rottura ha ragioni esclusivamente interne e  altro non è che l’ultima arma messa in campo nella guerra tra bande in atto nel Pd viterbese fin dalla sua costituzione.  Una guerra tra bande che si è scatenata già sulla scelta del terzetto da candidare alle regionali (nel quale non è stata inserita, come lo Statuto vorrebbe, una donna) e continuata  sulla scelta del candidato alla presidenza della Provincia, che ognuna delle due fazioni vorrebbe  fosse proprio. E più in generale sul controllo del partito e di tutto ciò che comporta in termini di posizioni di rendita e  clientelismo. Insomma, roba da far impallidire i partiti della gloriosa e sempre più rimpianta prima Repubblica. 

C’è di buono che alcuni iscritti e responsabili di circolo hanno le balle rotte della situazione e stanno decidendo di far saltare il banco. Come?, la mossa più immediata potrebbe essere una petizione da inviare al segretario nazionale Pier Luigi Bersani per chiedergli di mandare tutti a casa e nominare un commissario.  Per ricomporre i cocci, ammesso che si ancora possibile, mancano però solo 8 giorni.

 




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