ANNO 27 n° 287
Pd - La tentazione neo-centrista assale Giuseppe Fioroni

di Codadilupo 

VITERBO – Cosa frulla nella mente di Giuseppe Fioroni? Resterà nel Pd o approderà a qualche altro lido politico? Seguirà Francesco Rutelli nell’Api o offrirà le proprie truppe, che non sono decisamente folte, all’Udc di Pier Casini? O, per ultimo, amoreggerà  con  Walter Veltroni dato in uscita dal Partito Democratico.  Ah, saperlo. Del resto, Fioroni è stato dato per partente diverse volte, ma poi ha continuato ad indossare con sempre minor entusiasmo la casacca democratica.

A riportare indirettamente d’attualità le future scelte di Fioroni è stata l’accelerazione impressa proprio dall’ex segretario del Pd  Weltroni che avrebbe deciso di imitare Giancarlo Fini. Nel senso che anche lui, come l'ex leader dell’ex An, starebbe per porsi ai margini, se non del tutto fuori, dal partito che ha cofondato per costituire gruppi parlamentari autonomi alla Camera e al Senato. Una strada, quella dell’abbandono già percorsa dall’altro cofondatore del Partito Democratico, l’ex Radicale, l’ex ecologista, l’ex presidente della Margherita, l’ex candidato premier del centrosinistra, l’ex sindaco di Roma, l’ex tutto Francesco Rutelli. Secondo quanto scrive oggi sul Corriere della Sera Maria Teresa Meli, le cose starebbero proprio così, tanto che i Weltroniani avrebbero già scelto il nome da affibbiare al loro gruppo: Innovazione e Riformismo.

Vi chiederete cosa c’entra in tutto questo Fioroni? C’entra, c’entra. L’ex ministro dell’Istruzione, infatti, sta osservando attentamente tutto ciò che si muove nel sempre più confuso quadro politico nazionale per cercare una nuova collocazione. Ma evita accuratamente di bruciarsi finendo in una formazione a rischio quorum, cioè che non ha la garanzia di superare lo sbarramento del 4% alla Camera e quella ancora più ostica al Senato. Rischio, quest’ultimo, che corrono sia Fini che Rutelli e lo stesso Weltroni, qualora decidesse di uscire dal Pd. Rischio che, almeno al Senato, corre anche Casini. Alle ultime politiche, infatti, l’Udc ha ottenuto il quorum sono in Sicilia, grazie a Totò Cuffaro, con il quale i rapporti non sono più idilliaci.

Insomma, la scelta del nuovo approdo per Fioroni, è quanto mai complicata. Ma lui un'idea l’avrebbe e la starebbe coltivando con grande cura: la nascita di un terzo polo centrista che metta insieme Fini, Rutelli, Casini e, udite, udite, Weltroni. Un’idea che, qualora si concretizzasse, Fioroni non solo sposerebbe, ma lo vedrebbe addirittura tra i protagonisti. Il piano di Fioroni, secondo gli ambienti a lui vicini, non sarebbe di aderire alla nuova eventuale formazione in quota di questo e quello, ma di entrarvi con le proprie gambe, provocando, dopo quella di Weltroni, un’altra mini scissione del Pd. Gli vengono infatti accreditati quattro o cinque seguaci alla Camera, tra cui la sua ex segretaria cui ha regalato uno scarno a Montecitorio sfruttando la par suo la “Porcata” elettorale. Secondo alcune voci avrebbe dalla sua anche qualche senatore. In definitiva Fioroni potrebbe contare su proprie e truppe da portare in eredità, certo imparagonabili con le divisioni di staliniana memoria, ma sufficienti per consentirgli di aderire all’ipotetica neoformazione liberal-riformista-popolar-moderata-centristra, con lo sguardo strabico rivolto un po’ a destra e un po’ a sinistra, dalla porta principale.

il suo sogno inconfessato sarebbe quello di veder scritto sui giornali "il partito casinian-finian-rutellian-veltronian-fioroniano". Tutti più volte ex, ma vestiti di nuovo. E se proprio come il Valentino di pascoliana memoria restassero tutti con il vestito nuovo ma senza scarpe ai piedi?




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