

VITERBO - “Con l’applicazione del piano Polverini nella Tuscia viterbese i costi della mobilità passiva lieviteranno: dagli attuali 37 milioni la spesa rischia di raddoppiare. Oltre al danno della chiusura degli ospedali dunque anche la beffa”. E’ quanto dichiara il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Parroncini, che ieri insieme al capogruppo Esterino Montino ha partecipato al consiglio aperto ad Acquapendente di fronte a centinaia di persone e oggi al consiglio regionale. Assente il presidente Renata Polverini.
“Mentre noi eravamo in aula a batterci per la sanità – dice Parroncini – lei se la stava godendo, girando la polenta e imboccando maccheroni al leader della Lega, Umberto Bossi insieme al sindaco Gianni Alemanno. Una misto di sciatteria, subalternità, sfregio delle istituzioni e totale mancanza di rispetto per la sofferenza di migliaia di cittadini. Tutti snobbati. E la maggioranza non è stata da meno: si è rifiutata di discutere e anche di fissare una data del consiglio e della commissione Sanità. La Polverini deve venire in aula subito, ben prima del 13, data entro la quale il governo deciderà. Poi sarà troppo tardi, anche se forse è proprio quello che sperano”.
Parroncini poi torna al consiglio di Acquapendente. “Noi non ci siamo fatti ricattare dal Governo e abbiamo detto no al piano Morlacco, nonostante dovesse alla Regione 4 miliardi di euro. Perché avevamo un’idea chiara: un polo centrale, Belcolle a Viterbo di cui fanno parte anche Ronciglione e Montefiascone, più tre ospedali periferici, Tarquinia, Civita Castellana e Acquapendente, che non a caso sono ai lembi estremi della provincia: servono a trattenere gli utenti. Nel piano Polverini dov’è l’idea? Ad Acquapendente, in particolare, si crea un deserto sanitario fino al capoluogo: per arrivarci serve oltre un’ora, come a Siena”.
E poi Belcolle viene gravato con 55 posti letto, “quando 20 di medicina sono già decentrati alla Salus perché non c’è spazio. Dov’è il risparmio, se le strutture vengono mantenute e il personale non si può certo licenziare? Dobbiamo tenere alta la mobilitazione, bene dunque il consiglio comunale che chiede la revoca del decreto e in alternativa propone il ricorso al Tar. Per difendere i nostri diritti dobbiamo tenere alta la mobilitazione”.
Curiosità della giornata, inoltre, è stato il sindaco di Viterbo, Giulio Marini, presente al pranzo della pace fra Roma e Bossi: il primo cittadino, infatti, è stato immortalato mentre guarda con un espressione un po' dubbiosa e divertita la governatice tutta intenta a preparare la polenta.