ANNO 27 n° 284
Omicidio Rizzelo - De Vito continua a negare di essere l'assassino di Marcella

VITERBO - Ha continuato a dichiararsi innocente, a respingere ogni accusa con argomentazioni che hanno irritato anche i suoi difensori girgio De Vito, il napoletano di 34 anni arrestato il 7 maggio scorso con l'accusa di essere l'assassino di Marcella
Rizzello, la donna di 29 anni uccisa a coltellate nella sua casa a Civita Castellana il 3 febbraio scorso, sotto gli occhi della figlioletta Giada di 14 mesi. 

La sua ex convivente e presunta complice Mariola Henriyka Michta, 30 anni polacca, ha invece ribadito quanto già dichiarato sia al Pm Renzo Petroselli, titolare dell'inchiesta, che al Gip: cioé di essere stata in casa di Marcella la mattina del delitto, costretta da De Vito che voleva compiere un furto. Ha confermato che ad accoltellare la donna è stato il suo ex compagno, mentre lei si preoccupava di proteggere la bambina che piangeva disperatamente e che avrebbe potuta essere a sua volta colpita dall'uomo fuori di sé.

Questo, in sintesi, l'esito del faccia a faccia tra i due indagati per l'omicidio Rizzello, svolto oggi nel palazzo di giustizia.

La donna, secondo quanto si è appreso, è apparsa più decisa e sicura di sé quando è stata ascoltata da sola dal Pm. Quando invece si è trovata davanti al suo ex compagno ha dato segni di evidente nervosismo e soggezione. Ha di nuovo confuso
date ed episodi. In particolare ha sovrapposto l'omicidio della giovane con l'accoltellato tra De Vito e il suo attuale compagno, avvenuto il 12 maggio successivo. Episodio quest'ultimo che ha permesso ai carabinieri di confrontare il Dna del napoletano con quello estratto dalle tracce ematiche trovate nella casa della vittima, che sono risultati totalmente compatibili. 

De Vito, che in un precedente interrogatorio aveva sostenuto che la Michta potrebbe averlo confuso con il fratello gemello, che in realtà non esiste, ha sostenuto di non essere mai stato in casa della Rizzelo e ha tentato di accreditare alibi inverosimili. Un atteggiamento che avrebbe indotto i suoi stessi avvocati a rimproverato e a prendere in considerazione l'ipotesi di rinunciare alla difesa. 

Lunedì prossimo il tribunale del riesame di Roma discuterà il ricorso presentato dai difensori dell'indagata, gli avvocati Roberto Fava e Ilaria Ceccarelli, che chiedono la scarcerazione  della donna perché non avrebbe avuto alcun ruolo nel delitto.
Il Pm ha espresso parere negativo. E non poteva essere altrimenti visto che le ha contestato i reati di concorso in omicidio volontario aggravato e rapina aggravata.




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