

VITERBO - Sabato 27 marzo
La passione di Enrico Capuano per la musica nasce sin da bambino: a casa ci sono i 33 giri di Rolling Stones, Beatles, Led Zeppelin, Black Sabbath…, tutta la musica rock degli anni Sessanta e Settanta, accanto ad un'altra serie di dischi particolari, quelli legati alla casa discografica ‘Dischi del sole'- edizioni ‘Bella ciao' con Ivan Della Mea , Giovanna Marini, E'Zezi, che negli anni Settanta imperversano la scena musicale militante. “Diciamo che da bambino ho acquisito tutta questa musicalità e l'ho talmente assorbita che all'età di dodici anni, già facevo una trasmissione a Radio Onda Rossa che si chiamava ‘Folk in lotta', dove mandavo in onda la musica popolare presentando i gruppi di musica popolare e facendo i dibattiti in diretta sul significato di musica popolare. La gente pensava che fossi una donna, ‘la compagna che sta alla radio'; non si rendevano conto che era la voce di un bambino”.
L'atmosfera della contestazione è quindi acquisita da subito, anche grazie alla passione per la musica dei fratelli più grandi, dei quali uno suona nelle band rock dell'epoca ed un altro nella musica popolare. Gli anni settanta, accanto all'esplosione dell'hard rock di matrice anglo-americana, vedono una forte presenza della musica popolare: ci sono gruppi come i Tarantolari di Tricarico con Antonio Infantino, che molti anni più tardi avrà un suo ruolo importante nell'immaginario di Enrico Capuano. “Antonio Infantino è quello che poi ha cantato come ospite nel mio ultimo disco, quindi certi corsi e ricorsi storici ritornano, e probabilmente quel sogno che da bambino mi ha impegnato la mente musicalmente poi è diventato una realtà. Come con gli E'Zezi, un gruppo che poi ho prodotto, o Giovanna Marini: sono stato nel suo laboratorio a testaccio per molto tempo, e tutta una serie di cose e personaggi che più o meno erano dei miti per me”.
L'accostamento proprio alla musica popolare tradizionale nasce più tardi, dall'amore per il progress italiano della Pfm, del Banco, paralleli a Ivan della mea con il quale Capuano fonderà la Sacs, una società di artisti militanti, e Alfredo Bandelli poeta operaio rappresentante più autentico di quella cultura che dal mondo contadino diventava operaia con l'estetica del canto contadino, ma dentro temi ormai sociali, e dentro i ritmi non più tradizionali contadini, ma della fabbrica. “In questo senso anche Antonio Infantino è interessante o gli stessi E'Zezi, e questo è un aspetto che mi è sempre piaciuto e interessato: loro partivano dal mondo contadino con la tammurriata, o la taranta, che poi si mescolavano con il ritmo della fabbrica, della catena di montaggio di cui si riproducevano i ritmi e addirittura si cantavano delle frasi sui quei ritmi senza però perdere l'estetica del mondo contadino che ha tante caratteristiche, la musica è più modale con un modo di cantare spezzettato, con il fiato preso in mezzo alla parola, in un modo diametralmente opposto a quello dell'impostazione classica. Penso al modo di cantare delle donne, delle mondine ad esempio, o delle persone che lavoravano la terra che non potevano impostare la voce, cantando quindi con la tipica ‘impostazione' nasale, un timbro proprio che ha una sua estetica e un suo temperamento”.
Dopo varie esperienze musicali in cui la musica è vissuta soprattutto a livello non tanto ‘professionale'quanto militante, dagli anni Novanta Enrico Capuano inizia ad affrontare la tematica del rock da a ccostare alla musica popolare italiana: “Quello che io chiamo e definisco rock italiano per me è folk-rock, non è quello cantato in italiano sui cliché anglo americani. Fare del rock italiano, secondo me, è mescolare i cliché anche anglo americani ma con la musicalità, le atmosfere, i ritmi anche della tradizione italiana popolare. Questo secondo me è il vero rock italiano”.
Tammurriatarock , il terzo album dell'artista, dopo Fai la cosa giusta , e Onda d'urto , compie definitivamente la commistione di rock e musica popolare. E' l'album della svolta espressiva e professionale: “Ad un certo punto ho deciso di fare il salto, e di prevedere che prima o poi nella vita, dovevo fare il musicista”. E' Paolo Dossena della Compagnia Nuove Indie, ad accorgersi del ‘fenomeno capuano', indipendente con all'attivo copie su copie vendute per un disco autoprodotto.