ANNO 27 n° 290
Non fiori, ma opere di bene
Riflessioni di Elda Martinelli, a voce alta e con “simpatia”…
30/07/2012 - 04:00

di Elda Martinelli

 

VITERBO - E’ vero: il titolo non è dei più allegri e forse non dei più adatti al periodo vacanziero. D’altra parte i lutti non vengono a comando: a me, poi, piove sempre sul bagnato. Così comunico ufficialmente ai miei concittadini, che questo non è solo apparentemente un epitaffio o un desiderio in punto di morte.

Ah, prima di andare avanti vorrei specificare che questa non è una mia risposta all’assessore Contardo, Enrico Maria Contardo: lo nomino per intero ed esattamente, stavolta, perché non nascano equivoci con personaggi omonimi e perché possa leggere qualcosa, sulla cultura viterbese e su di me, visto che lo ho appena citato: null’altro di personale…

La penso solo, assessore, come persona che lavora nel campo culturale (per questo avevo capito che fosse interessato a Ferento…) pur disprezzando chi partecipi a spettacoli di alta cultura, come quello di Pamela Villoresi, solo perché usa nei sui commenti marginali, che ho riportato, uno stretto vernacolo viterbese (lo faceva anche Alfio Pannega, mi risulta che almeno lui lo abbia conosciuto… un raccoglitore di vecchi libri e cartoni che, pur in strettissimo dialetto, declamava la Divina Commedia a memoria e non solo: soprattutto, quando ti parlava, ti apriva orizzonti culturali immensi, in dialetto).

Dunque, come delegato alle cose di Cultura, attraverso di Lei, anticiperò luttuosi fatti culturali alla mia città. Per Sua conoscenza, non per sua diretta colpa o responsabilità… non vorrei ulteriori fraintendimenti (avevo letto il suo pezzo sulla stampa, circa il suo distinguo di competenze di Ferento, la conosco: ed ho rivolto a lei e ad altre autorità, più volte, inviti ai miei numerosi allestimenti; forse è perché sbagliavo il nome di battesimo che non le sono mai arrivati… e l’ho mai vista).

Con questa mia pagina (unendomi al vero lutto che colpisce Viterbo con la perdita di Italo Faldi: da studiosa e amante dell’Arte ringrazio il presidente Marcello Meroi, per le competenti parole scritte sul celeberrimo Accademico scomparso) comunico ufficialmente ai viterbesi che chiude lo storico Liceo Artistico Tuscia. E spero che almeno qualcuno pensi “…mi dispiace!”

Credo che invece i più dicano “ …chi se ne frega, una scuola privata in meno!” e alcuni, invece, sostengano “…lo dice solo perché è del settore, una mezza scenografa e mezza regista… lo dice perché le interessa!” conoscendo la mia vita, sapendo i più che sono laureata in Lettere con una specializzazione in Storia dell’Arte (nonché vari titoli di Studio di Restauro presi tra Roma e Firenze, ed esercitati), dopo aver insegnato come volontaria la mia materia in Seminario all’inizio degli anni ‘90 e sapendo, soprattutto, che mia figlia è tra gli alunni che, soppresso il corso “Accademia” ed essendocene un altro solo a “Vattelappesca…”, rischia di rimanere, all’ultimo anno, senza un diploma. Vorrei, dunque, rispondere a queste vostre possibili riflessioni alla notizia.

Sono stata definita più volte comunista ma ho smesso di votare comunista dal giugno ’84: dopo la morte di Berlinguer, quello che è venuto dopo, non ha avuto alcunché di comunista ed è stato solo un pasticciato rappezzare la cosa pubblica, soprattutto culturalmente parlando.

Da comunista presunta o tale ho sempre aspramente criticato la scuola privata, riservata a figli di papà che possono pagare il diploma facilitando i pargoli svogliati nei doveri scolastici… Forse una volta, forse non sempre.

Ma il dolore più grande provato nella mia vita”politica” è stato ammettere come certa scuola privata funzioni molto meglio della pubblica, quando lo scorso anno vi ho iscritto mia figlia. Lei non avrebbe mai voluto: conoscendo le mie idee in proposito e le mie scarse possibilità finanziarie. Ma l’ho fatta iscrivere al terzo anno del “corso Accademia”, presso il Liceo Artistico Tuscia e la vita familiare è cambiata. Ora è felice: ha ricostruito la sua persona che, nei molti anni di un percorso scolastico difficile e sfortunato, le era stata fatta demolire, perdendo stima in sé ed interesse nello studio.

Così, cercando le giuste parole per questo elogio funebre che sembrava impensabile fino a pochi giorni fa, penso che anche se il mio faticosissimo investimento (che ha visto più di un aiuto familiare, economicamente parlando) è parzialmente fallito nella sospesa possibilità di portare a termine questo suo desiderato e amato diploma (con quelle sue appassionanti materie tanto ben insegnate, per decenni, dal poco conosciuto ed eccellente gruppo docenti del Liceo Tuscia) ho almeno recuperato la felicità di mia figlia, la sua voglia di conoscere e di confrontarsi. La sua cultura. Cosa diversa, ahimé, da un diploma… E ho speso sicuramente meno che a mandarla da un pericoloso e inutile strizzacervelli, tra pochi anni.

Certo, se le scuole private potessero essere aiutate dal Ministero dell’Istruzione, non solo quando e perché gestite da preti e suore (dunque per motivi politici, no… più esatto è dire partitici!) ma per la loro, valutabile, capacità formativa specifica e qualificante (come nel morituro, è fatto certo, ormai, Liceo Artistico Tuscia…) molte cose andrebbero meglio. Perché io penso meritocraticamente: ovvero che nello Stato, e nella Scuola in primis, andrebbero valutati i docenti uno ad uno per le capacità educative, che significa”tirar fuori” quel che si ha dentro: che si è e che si sarà! Nella maggior parte dei casi, purtroppo, ci sono invece situazioni di insoddisfazione personale che i docenti di scuole pubbliche fanno ampliamente ricadere su quelli che saranno gli uomini e le donne del futuro. Che potrebbero essere i propri figli: e che, soprattutto, si scordano di essere gli adolescenti che un tempo loro stessi sono stati.

Io avevo sempre, comunque, da artista, sostenuto nel cuore questo Liceo Artistico (erano gli studi che avrei voluto fare, ma invece no “…tu devi fare il Liceo Classico! A te piace scrivere: là scriverai tanto!!” E infatti ho scritto e tradotto versioni di greco e latino, a iosa: e qualche tema di italiano, più o meno ispirato…) e lo sostenevo comunque, a distanza. Mi spiego meglio: io non ho mai concepito una città d’arte come Viterbo priva di un adeguato Liceo che formasse i suoi giovani studenti culturalmente e artisticamente (TECNE’ si traduce con ARTE, non con TECNICA: questo l’ho già scritto e ben spiegato, vi prego di cliccare su altri articoli per i dettagli… non vorrei scrivere frasi lunghe e incomprensibili per calo di attenzione e coordinazione…) E invece niente. Mai niente di artistico o culturalmente formativo, a Viterbo “città d’arte e cultura”: dal rifiuto a Menotti di far qui da noi, come tutti ricorderanno, il Festival dei Due Mondi (che poi ha portato fama, soldi e cultura a Spoleto) fino ad oggi. Forse una breccia l’ha aperta Caffeina, forse un sasso nello stagno lo ha tirato il Tuscia Opera Festival. Ai posteri l’ardua sentenza.

Intanto chiude il Liceo Artistico Tuscia di Viterbo (lunga vita a quello nascente dell’Istitutio Orioli, per carità: cosa ben diversa e più moderna, però, del saper scolpire il peperino, plasmare la creta, distinguere una sanguigna da un carboncino e l’opportuna carta per schizzare un bozzetto, senza la grafica del computer…) Sopravvive l’Accademia di Belle Arti Lorenzo da Viterbo, che vede tra i suoi docenti il maestro Roberto Joppolo: ma non avrà più, tra poco, artisti viterbesi tra i suoi allievi, se non provenienti da scuole di ben diversa formazione.

A me non resta che, nel dolore personale di Artista e genitore, ma anche di cittadino, far uso privatistico di questo mezzo pubblico per invitare, ancora una volta, a riflettere sulle cose della vita e della propria città.

Perché sono davvero orgogliosa delle molte persone che mi leggono in questo spazio: davvero non era cosa che immaginavo, quando ho iniziato. Mi piace scrivere e basta: credo di averlo fatto molto bene anche quando ho lavorato come autore testi per la Rai, quando ho adattato testi teatrali depositati in SIAE e no, quando ho fatto adattamenti e sceneggiature teatrali e/o per cortometraggi, collaborando con professionisti e amatoriali, adulti e ragazzi. Nasconde la mia insicurezza, essere dietro un foglio… ops, dietro un computer (lo so, l’ho dichiarato già molte volte, sono un po’ all’antica ed uso “consecutio temporum” e subordinate: forse per questo ho un fraseggio articolato e non comprensibile per tutti… e me ne scuso!) Pensare che ancora moltissime delle centinaia di famiglie sostenitrici da vent’anni dell’ Associazione “Teatro di Carta” (l’autogestione privata, minata dalle istituzioni, è qualcosa che accomuna molto “Teatro di Carta” e il “Tuscia”: con “simpatia” condivido il dolore e il vuoto che sente Mario Romagnoli, anima, prima ancora che professore e preside, del Liceo Artistico Tuscia) ebbene, dicevo… i più iniziano a conoscere solo in questi giorni, lo spazio che mi è stato messo a disposizione sul web.

Così, penso che se anche aumenteranno le cliccate fatte su questa povera opinionista di provincia (al momento migliaia su alcuni pezzi,), sì, insomma: non tutti devono essere in pieno accordo con le mie idee, nel leggere i miei pezzi…ma intanto siamo in tanti.

Un po’come in politica buona parte degli elettori, ormai da tempo, vota “i meno peggio” offerti nelle liste. Ed escono i numeri. Ma sto divagando. E non ho davvero intenzione alcuna di candidarmi. Sebbene mi sia stato richiesto. Anche se a muovere famiglie e ragazzi (solo i maggiorenni) fra quelli che hanno fatto più di 200 spettacoli in 20 anni di vita Associativa (fra i 30 e i 40 a spettacolo… senza mai mangiarne uno, pur essendo comunista!) il numero ci sarebbe. Ma non mi interessa proprio. Ho detto altre volte che io faccio politica attiva, per la mia città, diversamente: sono comunista perché ho a cuore le cose altrui come fossero le mie, lasciando ampio spazio comun/itario nell’uso delle mie.

Idealismi e impegno politico sconosciuti alle sinistre che si parlano addosso. Io non mi lamento dietro le spalle di chi non apprezzo e vivo questo mio preziosissimo spazio come pagina di denuncia civica (finché mi verrà concesso); io dichiaro sempre come la penso e ne pago personalmente le conseguenze (senza andare a rimorchio dietro l’onda a raccattar le briciole, come fanno i parassiti!); io dedico tutto il mio tempo, da 46 anni (ne ho 51 e come ogni signora amo mi sia dato educatamente del lei: sono all’antica, ormai lo sapete!) …e lo dedico con tutta me stessa, solo per amore, a chi ha capito che qualunque forma di Arte è Cultura, a Scuola come a Teatro.

Perché è sempre la parte migliore di noi e ci porta al bene più prezioso: crescere imparando ed esprimendo se stessi. Cosa che si fa insieme: non ex cathedra. E piango quando si chiude una scuola d’arte o un teatro. Vivo molto concretamente: io la cultura la faccio. Come hanno fatto Mario Romagnoli e il suo meraviglioso staff di insegnanti: a pagamento, perché lo Stato gestisce e sostiene le masse (meglio se credenti e votanti) non gli individui ragionanti che formano altri pericolosi individui capaci di riflettere e decidere! Ma mi consola pensare che ministri e assessori alla cultura passeranno: persone come noi no.




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