ANNO 27 n° 279
Nocciole - Previsti 300mila ql di prodotto, prezzo vicino ai 215 euro

VITERBO - Quantità inferiore del 30-35% rispetto al 2009, qualità buona e prezzo stabile. Questo il quadro della campagna 2010 delle nocciole a pochi giorni dall'inizio della raccolta. A stabilizzare il prezzo, che dovrebbe essere simile a quello della chiusura della stagione 2009, cioé 5 euro a punto resa, quindi 215-220 euro al quintale di nocciole in guscio, stanno contribuendo la scarsa produzione turca, che da sola rasenta il 90% della produzione mondiale e la ridotta disponibilità a livello nazionale.

La determinazione del prezzo delle nocciole è faccenda assai complicata. Per stabilirlo si prende un kg di nocciole in guscio, si calcola il tasso di umidità, poi si sguscia e si pesano i frutti veri e propri. Una resa buona è prossima ai 430-440 grammi.

Ogni 10 grammi equivalgono a un punto. Dopo di che viene calcolata la percentuale dei frutti aggrediti dalla cimice del nocciole, cui viene attribuita una valutazione inferiore. Il combinato disposto dell'operazione dà la resa finale. Infine, i punti resa vengono moltiplicati per gli euro prefissati. Quest'anno, se il prezzo dovesse essere quello auspicato, cioé 5 euro a punto, e la resa del 43-44, un quintale di nocciole verrebbe pagato tra i 215 e i 220 euro. La quantità, secondo Pompeo Mascagna, presidente di Assofrutti, la principale associazione di produttori viterbesi, dovrebbe attestarsi sui 300mila quintali, a fronte dei 350-400mila delle stagioni migliori.

La qualità, invece, s'annuncia ottima grazie all'andamento climatico pressoché perfetto. "Le piogge di giugno - spiega - hanno messo al riparo i noccioleti dalla siccità. Il caldo che è seguito ne ha agevolato la maturazione". Ma i rischi legati al maltempo non sono ancora scongiurati. "Se dovesse piovere per alcuni giorni mentre le nocciole secche sono ancora sul terreno - precisa - potrebbero rovinarsi.

Speriamo che il clima sia propizio fino a tutto settembre". Un ettaro di noccioleto - nella Tuscia sono complessivamente 17mila - richiede tra i 2mila e i 2500 euro di spese di lavorazione. La fluttuazione è data dal tasso di meccanizzazione dell'azienda. Il raccolto oscilla dai 20 ai 25 quintali l'anno, per un incasso di 4.600 euro. Quindi, agli agricoltori rimangono poco più di 2mila euro ad ettaro.

Questo se la resa è del 43 o superiore. Se invece, come è capitato spesso negli ultimi anni, scendesse al di sotto del 40, gli agricoltori avrebbero lavorato in perdita. "Per salvaguardare la coltura che nel Viterbese dà un gettito complessivo di circa 70 milioni di euro l'anno e coinvolge circa 3.500 aziende, per lo più a conduzione familiare - afferma Mascagna - abbiamo chiesto all'Unione Europea e al governo italiano di essere trattati come i produttori turchi, che ricevono dallo Stato un indennizzo di 700 euro l'anno per ogni ettaro coltivato.

Fatte le debite proporzioni e raffrontato il costo del lavoro, dei concimi, dei macchinari, noi avremmo bisogno di un aiuto minimo di 2.500 euro l'ettaro. Finora - conclude - abbiamo ottenuta molta attenzione ma nemmeno un centesimo".




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