

“Quella mattina gli operai sono stati mandati a morire”. E’ senza mezzi termini che l’avvocato Davide Capitani, ieri mattina, ha aperto la conferenza stampa da lui stessa organizzata “per far chiarezza sulla morte di mio cugino”.
Sergio Capitani, 33enne operaio di Tarquinia, era deceduto il 3 aprile dello scorso anno in seguito ad un incidente sul lavoro avvenuto nel cantiere della centrale di Torrevaldaliga Nord, a Civitavecchia. Oggi, a quasi un anno di distanza dalla tragedia, le persone iscritte sul registro degli indagati sono salite a tredici. “Si tratta di dirigenti dell’Enel e delle ditte Chiodi e Guerrucci (la vittima lavorava per quest’ultima, ndr)”, ha riferito l’avvocato, che ha tutta l’intenzione di andare fino in fondo per far sì che vengano accertate le responsabilità di quanto avvenuto. “Le risultanze investigative palesano chiaramente responsabilità dolose”, ha spiegato il legale, aggiungendo che “le perizie svolte dai quattro consulenti nominati dal gip aggravano la posizione di Enel”. Secondo l’avvocato, infatti, i dirigenti non potevano non sapere. “La situazione di pericolosità all’interno del cantiere era nota e, per questo, ribadisco che non si può parlare di responsabilità colposa, ma dolosa”.
In effetti, durante l’incidente probatorio del 21 gennaio scorso i periti incaricati dal gip - Pasquale Avino, Nicola Bonora, Giorgio Buonanno e Pietro Pandolci - avevano affermato che la tragedia poteva essere evitata. “Avrebbe dovuto esserci una linea parallela della tubazione che ha causato l'incidente, perché nel caso di ostruzione della principale – avevano spiegato - il flusso viene spostato sulla seconda. Nel frattempo – avevano specificato - viene attivato un sistema di riscaldamento che scioglie l'ammoniaca cristallizzata che forma il tappo. A quel punto si lavora in tranquillità alla sua disostruzione, perché la pressione viene eliminata”. Circostanza che non è avvenuto provocando la morte di Capitani.
“La situazione nell’impianto di Tvn è allarmante - ha affermato l’avvocato – e i risultati degli accertamenti tecnici rendono incontestabile la violazione delle norme di sicurezza”. Ecco perché per l’avvocato il reato ipotizzato è “omicidio volontario per dolo eventuale”. E adesso “vogliamo che le gravissime negligenze che hanno determinato l'incidente in cui ha perso la vita Sergio – ha concluso Capitani - siano portate a conoscenza della città intera, dall'amministrazione comunale ai lavoratori, dalle organizzazioni sindacali a quelle imprenditoriali”.