

VITERBO - Continua il silenzio dietro il quale si è trincerata la donna nigeriana accusata di aver tentato di uccidere il figlio adottivo di 5 anni. Anche ieri, infatti, si è rifiutata di rispondere alle domande degli inquirenti durante l'interrogatorio con il gip Marinelli.
La donna continua a confermare la dichiarazione rilasciata ai poliziotti la sera dell’aggressione, il 2 febbraio scorso, cioè che aveva fatto scendere il bambino dall’auto per fargli fare la pipì e che, mentre lei faceva manovra, è sopraggiunta un’altra auto che lo ha investito e si è data alla fuga.
Un racconto, quello della nigeriana, smentito sia da un altro automobilista in transito, quello che ha dato l’allarme al 113, sia dallo stesso bambino, ascoltato dagli uomini della sezione tutela minori della squadra mobile di Viterbo mentre era ricoverato nel reparto di terapia intensiva del policlinico Gemelli di Roma. “Mi ha picchiato la mamma perché avevo fatto una marachella mentre gridava ‘ti ammazzo” ha detto mentre con un lavagnetta colpiva un orsacchiotto di peluche alla testa e sul fianco sinistro, gli stessi punti dove è stato ferito.
Il tribunale di Roma, inoltre, ha emesso un’ordinanza che sospende la potestà genitoriale della madre e del padre adottivi. I giudici minorili hanno anche assegnato il bambino alla cure delle assistenti sociali del comune e gli hanno nominato un curatore speciale.
I legali della donna, che si trova nel carcere di Civitavecchia, hanno intanto presentato istanza di riesame in merito all’ordinanza di custodia cautelare in carcere.