ANNO 27 n° 296
L'Idv di Viterbo contro il decreto salva liste
Riceviamo e pubblichiamo:

La vicenda del Decreto “salva-liste”, tirato fuori dal cilindro dal premier e dalla sua equipe di specialisti dell’inganno anti-democratico, è un ottimo (ahinoi!) esempio di cosa sia ormai la legalità nell’epoca oscura del berlusconismo. Prepotenza allo stato puro.

Questi “signori” che da tempo ormai depredano la credibilità delle istituzioni con una malafede imbarazzante, hanno ormai la sfrontatezza di voler far passare il bianco per nero e viceversa, sicuri che il incretinimento generale abbia raggiunto vertici assoluti.

Ecco che, a quasi 70 anni dalla sua elaborazione, il cavaliere sente di doverci dire come vada letta la Costituzione della Repubblica Italiana. In sostanza, vogliono insegnarci “come” leggere”. Il paradosso è ormai compiuto: i più volte violatori della carta più nobile della nostra storia repubblicana, firmata da gente come De Gasperi, De Nicola e Terracini (ma chi sono costoro al cospetto di pilastri come Ghedini, Gasparri, Maroni, La Russa e Cicchitto?) sono arrivati ad umiliare la ragione, la storia, la legalità.. Tutto ciò, viene da dire, con la sfrontatezza di voler far passare l’ennesimo decreto impresentabile come strumento di reale giustizia.

Ebbene, se costoro credono che si possa continuare nella violenza sistematica con cui in ogni occasione viene aggredita la Legge dei padri fondatori della Repubblica Italiana sbagliano di grosso. Cari signori, molti italiani sono saturi della vostra sfrontatezza. Non tutti abbassano la testa o si voltano dall’altra parte!

Esiste e resiste una consistente fetta di cittadinanza ancora in grado di intendere e di volere. Una porzione nutrita e coesa di italiani indignati e stanchi. Molti si colorano di viola e stringono in mano più bandiere e agende rosse, gridando un coro unanime a pretendere uguaglianza e verità.

La legge parla chiaro. Non ha bisogno di interpretazioni di parte. Le regole sono uguali per tutti. La legge non ammette ignoranza, né ritardi, né mancanze formali: chi sbaglia paga! Altrimenti sarà sempre possibile trovare escamotage odiosi, appigli di regime tali da stravolgere la vita democratica.

La firma di Giorgio Napolitano è non solo la sottoscrizione di una visione di parte, ma la dimostrazione fattiva che il Capo dello Stato rema in una direzione precisa, trincerandosi dietro appigli formali risibili.

Napolitano poteva non firmare. Anzi, doveva non firmare (rispettando la legge 400 dell’88, che regola la decretazione d'urgenza, e che nell'articolo 15, al comma 2, fa divieto di usare il decreto “in materia elettorale”).

Così facendo, invece, si è stabilito un precedente che umilia il buonsenso e premia i forti, i prevaricatori, gli spacciatori di arroganza. I prepotenti, appunto.

Questa triste storia, l’ennesima di una gestione di governo deviata, miope e monopolista, ci ricorda quanto poco possa essere ritenuta “democrazia” questa epoca di violenza istituzionale, dove con il cerone e le dichiarazioni senza contraddittorio alcuno si continua a sbriciolare ogni diritto universale.

Il marcio di questa ultima vicenda viene ben evidenziato dal costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, in una intervista su Repubblica. Si dice: ma qui è questione del "principale contendente". Il tarlo sta proprio in quel "principale". Nelle elezioni non ci sono "principali" a priori. Come devono sentirsi i "secondari"? L'argomento del principale contendente è preoccupante. Il fatto che sia stato preso per buono mostra il virus che è entrato nelle nostre coscienze: il numero, la forza del numero determina un plusvalore in tema di diritti.

Il nodo è proprio qui.

Ricordiamo a noi stessi ogni giorno come poter fare per tornare a vivere in un Paese civile.

Ricordiamolo bene il 28 e 29 marzo.



Giuseppe Anelli

Coordinatore IDV Viterbo

Per Raffaele Saladino Presidente della Provincia



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