ANNO 18 n° 84
Le tessere, Viterbo e la Sicilia
I casi della Tuscia e dell'Isola, le affinità e le differenze di un caso spinoso
08/02/2016 - 10:51

VITERBO - La sottile linea rossa, o biancoscudata, a seconda dell'area di appartenenza, che unisce il Pd viterbese a quello siciliano. Lo scandalo delle tessere 2016 del Partito democratico tiene ancora banco e non accenna a placarsi neanche di fronte all'altro caso che mette in imbarazzo i dem, vale a dire la massiccia presenza di ieri, giudicata quantomeno sospetta, di cittadini cinesi alle primarie per la scelta del candidato sindaco democratico di Milano. Le cronache dei quotidiani nazionali riportano di file piene di cinesi (circa 4000), che in buona parte dei casi hanno difficoltà a parlare correntemente in italiano, intenzionati a votare il candidato renziano Sala.

 

Accantonando le primarie, che per lo meno per adesso non riguardano Viterbo, si può dire che il caso tessere azzera le distanze spazio-temporali, perchè è scoppiato più o meno in contemporanea nella Tuscia, riguardando soprattutto il capoluogo, e sull'Isola, dove le segnalazioni su diverse anomalie sono state denunciate a Palermo, nella zona di Agrigento, nel Catanese e nel Trapanese. Le situazioni sono completamemte diverse, anche e soprattutto per una questione di numeri, ma ad accomunarle ci sono diversi particolari, tutti riconducibili al mai sanato scontro interno al Pd tra le due aree che hanno contribuito a farlo nascere, da nord fino a sud, passando per il centro.

 

A Viterbo sullo sfondo della singolar tenzone c'è l'urto malcelato delle aree ex diessine, che fanno riferimento a Ugo Sposetti e Enrico Panunzi, per la nascita del movimento di stampo democristiano dei Moderati e Riformisti, che allarga a destra l'area popolare dei democratici. Un movimento tenuto a battesimo da Peppe Fioroni e presieduto dal sindaco del capoluogo, Leonardo Michelini. La crisi del Comune di Viterbo, le schermaglie in Provincia e la guerra delle tessere sono tutti episodi originatisi da lì, e da quello che anche in ottica di candidature in vista delle prossime elezioni politiche (quando si terranno) il peso dei Mo.Ri. potrebbe significare. Ma chi abbia fatto eventuali tessere sospette (il che è tutto da dimostrare) non è ancora dato sapere, visto che l'esposto è arrivato da un gruppo di iscritti al partito.

 

In Sicilia in realtà il contesto in cui si consuma lo scandalo tessere sembra dipingere una situazione molto più estesa e delicata, che riguarda l'adesione al Pd dell'ex governatore della Regione, ex berlusconiano prima ed ex Udc poi, Totò Cuffaro, fresco fresco di fine pena dopo la condanna per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Un'operazione inclusiva benedetta dallo stesso Matteo Renzi, attraverso il suo uomo in Sicilia, Davide Faraone, e mirata ad allargare il consenso democratico ad ambienti del centrodestra. Lo stesso Cuffaro, che ha ancora un largo seguito in terra siciliana, ha dichiarato nei giorni scorsi di aver avuto un peso determinante nel tesseramento del Pd siciliano, coi suoi sodali che avrebbero ''sottoscritto'' in massa blocchi di tessera. Per lo meno questa è la denuncia che arriva dall'ala sinistra del Pd, anche se i renziani al riguardo minimizzano.

 

A Viterbo la ''guerra delle tessere'' si combatterà prima davanti alle commissioni di vigilanza regionale e nazionale, poi eventualmente anche in tribunale, se davvero ci saranno gli estremi per ipotizzare i reati di falso e truffa. Nel frattempo si va avanti a suon di accuse reciproche tra le correnti principali che compongono i democratici viterbesi. Da una parte i fioroniani, con in primis il segretario dell'Unione comunale di Viterbo, Stefano Calcagnini, che contestano la presenza di circa 300 tessere in più, ritenute irregolari, nel sistema informatico che immagazzina i dati, rispetto ai verbali registrati all'ufficio adesioni. Dall'altro i ''sinistri'', che per bocca del segretario del circolo di Viterbo e responsabile del tesseramento, Carlo Mancini, smentiscono qualsiasi irregolarità. Mancini, inoltre, sulle colonne di ViterboNews24 ha bollato la vicenda come un attacco diretto alla sua persona per l'appartenenza all'area ex diessina. Una guerra di posizione e di logoramento che, dopo la crisi in Comune non ancora risolta, investirà di nuovo gli organismi regionali e nazionali del Pd. Sull'esito delle verifiche al momento è impossibile azzardare qualsivoglia ipotesi. Resta solo da annotare l'acuirsi dello scontro, con gli animi ormai troppo esacerbati per aspettarsi che scoppi la pace da un momento all'altro.

 

In Sicilia le conseguenze del terremoto tessere potrebbero assumere invece contorni devastanti per il Pd. Il segretario regionale Fausto Raciti, vicino alla sinistra del partito, ha al momento sospeso tutte le nuove adesioni in attesa della verifica ''tessera per tessera '' (ipse dixit), finalizzata a evidenziare le possibili ingerenze dei cuffariani. Vista la posizione di Renzi e dei renziani, Faraone e Bonafè in primis, di netta apertura a Cuffaro e ai suoi voti, a seguito dello scandalo siciliano nel Pd si torna a parlare di scissione, con l'ala ex diessina pronta a dissotterrare l'ascia di guerra. Non solo sull'Isola.




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