

VITERBO – “L’attività venatorie va regolamentata e migliorate nel rispetto dell’ambiente e del territorio”. Il candidato alla presidenza della Provincia di Viterbo, Federico Grattarola, mette in evidenza le necessità per migliorare le regolamentazioni della Caccia nel territorio viterbese. “La caccia sul nostro territorio, a differenza che nelle altre aree a concentrazione urbana della regione – spiega Federico Grattarola -, rappresenta una realtà importante con circa 9 mila cacciatori e altrettanti ospiti provenienti delle altre province. Siamo comunque consapevoli che il suo futuro debba coniugarsi con le altre istanze di conservazione ambientale sempre più presenti sul nostro territorio. Pertanto crediamo che alcune intuizioni ed innovazioni provenienti dalla legge 157/92 siano ancora attuali e da completare”.
La prima attenzione di Federico Grattarola è proprio quella di rendere sostenibile l’attività venatoria nel territorio. “Partendo dall’aspetto del prelievo venatorio – dice Grattarola – credo che questa attività sia commisurata alla consistenza delle popolazioni di fauna selvatica cacciabile e tali da garantirne la conservazione. Bisogna inoltre puntare alla pianificazione e territorialità della caccia, cioè il territorio sia programmato secondo le vocazioni ambientali e venatorie e che il cacciatore mantenga un legame stabile e stretto con il suo territorio e l’ambiente su cui esso insiste. Una indicazione cardine deve essere la gestione associata del territorio, coinvolgendo tramite i comitati di gestione dell’Atc, non solo i cacciatori, ma anche gli agricoltori e gli ambientalisti”.
Nel piano della riqualificazione del mondo venatorio sono gli Ambiti territoriali di caccia ad assumere un ruolo determinate. “Si deve puntare ad un forte rilancio degli Atc, impegnando la Provincia ad una più equa ripartizione dei fondi diretti di natura propria e regionale e rivendicando anche la territorialità delle iscrizioni agli Atc e quindi la destinazione coerente degli stessi – aggiunge Federico Grattarola –. Anche la revisione del Piano faunistico venatorio provinciale, va sostenuta secondo il principio della vocazionalità delle varie aree in relazione all’istituto previsto e tramite concertazione con l’associazionismo venatorio, agricolo e ambientalista. Devono essere impostate delle strategie di investimento sui miglioramenti ambientali a fini faunistici in modo che il territorio possa divenire il primo volano per la conservazione e il rilancio del patrimonio di fauna selvatica che su esso insiste. Infine va incentivato il coinvolgimento degli istituti di caccia privata in una politica volta al naturalismo e al miglioramento dell’ambiente provinciale. Per quanto attiene la caccia al cinghiale va sostenuta una politica di controllo sul territorio della presenza di cinghiali, anche in relazione alle problematiche di convivenza con le coltivazione agricole, attivando una maggiore collaborazione con le squadre di caccia la cinghiale della provincia”.