ANNO 27 n° 281
''Impossibile giustificare i talebani''
Il giornalista Mascarucci commenta il libro di Massimo Fini
19/07/2011 - 12:57

Riceviamo e pubblichiamo

Caro direttore

Ho finito di leggere l’ultimo libro del giornalista e scrittore Massimo Fini dedicato al Mullah Omar, leader supremo dei talebani, e per cinque anni capo del regime che ha governato l’Afghanistan, prima dell’intervento militare occidentale. Sono stato sollecitato a leggerlo dalle tante recensioni, quasi tutte aspramente critiche, apparse sui giornali, in particolare sulle pagine di Libero dove per giorni si è sviluppato un ampio dibattito. Premetto che ho sempre stimato Massimo Fini per la sua capacità di andare controcorrente, una stima che nasce nei primi anni novanta quando, dalle colonne del glorioso Indipendente di Vittorio Feltri, picconava i potenti della prima repubblica, ben prima che arrivasse Di Pietro.

Fini sostiene nel libro che l’Afghanistan stava meglio quando era governata dal Mullah Omar perché, essendo quel regime fondato sui precetti del Corano, era caratterizzato da una profonda moralità. Non esisteva corruzione, nessuno, ad iniziare dal Mullah Omar si arricchiva alle spalle del popolo. La giustizia era uguale per tutti, chi rubava, indipendentemente dal fatto che fosse un uomo potente o un poveraccio, veniva punito con il taglio della mano (e naturalmente questa cosa fa ribrezzo anche all’autore). Le strade erano sicure, la criminalità non c’era perché i talebani avevano cacciato dal paese le bande di predoni. La produzione dell’oppio era vietata perché contraria al Corano, e l’economia poggiava sull’industria manifatturiera e tessile. Le donne erano costrette a portare il burqa ma nessuna di loro sognava di fare la velina o di entrare nella casa del “Grande Fratello”.

Oggi a detta di Fini tutto è cambiato in peggio, poiché l’intervento occidentale che ha portato alla cacciata del Mullah Omar, altro non ha fatto che instaurare un sistema di potere corrotto, quello di Karzai, trasformando l’Afghanistan nel principale paese produttore di stupefacenti. Un’analisi spietata, cui si aggiunge una grave decadenza dei costumi e un’immoralità diffusa che a detta di Fini avrebbe infettato persino la magistratura che condanna o assolve in base alla scala sociale d’appartenenza. E poi c’è la questione femminile. La stragrande maggioranza delle donne afgane continua ad indossare orgogliosamente il burqa nonostante non sia più obbligatorio, e non ne vuole sapere di seguire la moda occidentale. Mentre all’interno delle mura familiari il marito può continuare impunemente a fare alla moglie tutto ciò che vuole, stupri compresi, grazie alle leggi introdotte, non dai talebani, ma dal governo Karzai.

Per quanto mi riguarda non potrò mai perdonare ai telebani, e dunque al Mullah Omar, lo scempio fatto contro i sontuosi Buddha di Bamiyan abbattuti a colpi di cannone con l’accusa di recare offesa all’Islam. Ma anch’io come Fini ho sempre considerato un errore esportare la democrazia modello occidentale in quei paesi che sono lontanissimi dalla nostra cultura per storia, religione, tradizioni, usi e costumi. E sono altresì convinto che non possa essere il modello occidentale il metro di giudizio con cui misurare il tasso di civiltà di un popolo.

Ciò che invece non potrò mai accettare è la legittimazione del terrorismo, quel terrorismo vile e criminale che tante vite innocenti ha spezzato, non ultima quella del Caporal maggiore Roberto Marchini, figlio della nostra terra. Nessuna nobile causa potrà mai portarmi a giustificare gli atti terroristici e a considerare eroi i talebani, o i militanti dei gruppi di resistenza palestinesi, che hanno scelto questa strada come forma di lotta per conseguire obiettivi più o meno legittimi. Verso i terroristi non può esservi alcuna forma di rispetto, né di giustificazione, vanno condannati e basta, senza se e senza ma. Nonostante la stima che nutro per Massimo Fini, anch’io mi unisco alla schiera dei critici, stigmatizzando il tentativo di riabilitazione del Mullah Omar, senza con questo invocare la messa all’indice del libro o, come ha proposto qualcuno, la denuncia dell’autore per istigazione a delinquere.

Distinti saluti

Americo Mascarucci




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