

Beatissimo Padre,
come Vescovo di questa santa Chiesa che è in Viterbo sono certo di raccogliere, in questo momento e in questo luogo, attese e speranze, sentimenti e pensieri, aspirazioni e preghiere della comunità cristiana e di tutto il territorio dell’Alta Tuscia, che alla Santità Vostra vuole gridare il benvenuto e il grazie, la commozione e la gioia per averLa tra noi ora Viterbo e poi a Bagnoregio. È il "saluto" del presbiterio e dei diaconi, delle persone consacrate e dei seminaristi e di tutte le componenti ecclesiali che vivono nel territorio. Di tutto ciò le parole non sono espressione adeguata. Mi è caro, però, poter almeno consegnare al Padre, Maestro e Pastore tre rapidissime suggestioni.
1. Padre Santo, questa Chiesa di Viterbo ama il Papa e ama Benedetto XVI. Come Successore di Pietro l’abbiamo sempre amata. Ma vorrei che Vostra Santità lo sapesse e oggi lo sentisse, così come questo nostro amore sgorga dai cuori nella fede e nella comunione ecclesiale, a confortare nel suo servizio Colui che "presiede nella carità".
2. Il luogo in cui siamo ci racconta quella che è stata in Viterbo la Chiesa di ieri. Questa "loggia", che oggi accoglie la Santità Vostra, ha ospitato circa 50 Pontefici Romani. E nell’attigua "sala del Conclave" nel secolo XIII furono eletti 5 Papi. Qui ebbe luogo anche quel lungo e travagliato Conclave che, con l apartecipazione di 17 Cardinali, si protrasse per 33 mesi. Incomprensioni, rivalità, dissidi, interessi di fazioni, di regni, calcoli meramente umani sembravano dovessero sommergere la "barca di Pietro" e spegnere il "fuoco della Pentecoste". Eppure da quel Conclave fu chiamato da lontano ad essere Papa, Gregorio X, Pontefice dall’alto profilo umano, spirituale, pastorale che la Chiesa venera come "beato". Padre Santo, perfino queste pietre gridano alla storia che "Dio scrive dritto anche su righe storte". E noi impariamo la incrollabile fedeltà di Dio, nella verità e nell’amore, così come è sancito nella croce di Cristo.
3. Padre Santo, ma qui c’è la Chiesa di oggi che è dinanzi a Lei con due volti: l’uno simbolico, frutto del genio artistico che sollecita alla contemplazione di una Chiesa tutta santa e immacolata segno e strumento di unità; l’altro un volto vivo, appassionato, variopinto che cammina nella storia, tra tentazioni e speranze, tra tribolazioni e grazie, tra lacrime e consolazioni e è porzione del popolo di Dio in terra di Tuscia che avanza verso la pienezza del Regno.Il primo volto –quello dell’arte- è scolpito nelle tre porte di bronzo, opera del M° Roberto Ioppolo, ed esprime la nuova configurazione della Chiesa di Viterbo che dal 1986 palpita con i cuori antichi di Acquapendente, Bagnoregio, Montefiascone, Tuscania e l’Abbazia di San Martino al Cimino e che vorrebbe ripetere a tutti, con la densità della fede e l’incanto dell’arte, la parola di Colui che ha detto "Io sono la porta", affinché nessuno debba vagare errabondo, senza meta, o vivere da straniero, senza casa. Per questo è "Porta della luce": varcarne la soglia è entrare nel nuovo giorno che non conosce tramonto! Il tutto, come dono e impegno, è riassunto nel "ex multis… unum corpus" che è cammino di comunione condiviso per questa comunità ecclesiale e vuole essere stile di incontro, di dialogo, di solidarietà sul territorio mediante la testimonianza cristiana coerente e l’annuncio del Vangelo, così che la fede si esprima nella vita e l’amore si traduca in civiltà.Il secondo volto, Padre Santo, in una rappresentanza ovviamente limitata è qui, in piazza san Lorenzo e, con consistenza più articolata e numerosa, è nella Valle prospiciente, già pronta a circondare lo straordinario altare della Celebrazione eucaristica presieduta dalla Santità Vostra affinché proprio l’Eucaristia ci faccia sempre più Chiesa santa, Chiesa di comunione, Chiesa di donazione che canta la gloria di Dio e annuncia pace nelle le vicende umane in particolare in questa terra di Tuscia.
Del volto scolpito, Padre Santo, ne facciamo affettuoso omaggio consegnando il "trittico delle porte" perché ci ricordi, Santità, ci benedica, ci accompagni con l’alto suo Magistero e dischiuda al mondo intero la "Porta" della grazia, e della carità e della gioia.
Per il secondo, il volto vivo della Chiesa d’oggi, come Vescovo, mi è caro chiedere alla Santità Vostra ciò che lo stesso Gesù chiese a Pietro: la "conferma dei fratelli e delle sorelle nella fede".
Per noi sarà grazia e sarà pace sulle nostre mura. Amen.
Mons. Lorenzo Chiarinelli
Santità,
la Città di Viterbo vive oggi un momento esaltante della sua storia, con la attesa presenza della Santità Vostra .
A nome della cittadinanza , delle Sue Istituzioni, desidero esprimerLe il più cordiale e , me lo consenta, affettuoso saluto di benvenuto nella nostra città.
Una città che nutre un legame antico e forte con la Chiesa: è qui, proprio dove ci troviamo , che maturò il termine "conclave", come spazio impegnativo teso alla elezione del pontefice. E' qui che furono eletti cinque Papi e qui molti altri Pontefici lasciarono la loro impronta indelebile, come testimoniano chiese, monumenti e palazzi cittadini.
E' per tutti noi, poi, un momento particolarmente significativo ed emozionante accogliere il Papa Benedetto XVI in questi giorni di settembre, nei quali i Viterbesi celebrano la loro Santa, la giovane Rosa, per la quale nutrono profondo affetto e devozione . E' nel nome di Rosa che ogni anno, da secoli, si rinnova la straordinaria prova di forza e fede del Trasporto della Macchina di Santa Rosa, vera espressione del carattere dei viterbesi e di questa terra: tenace, schietto, forte nella fede e nella speranza, generoso nell'impegno solidaristico verso i deboli e i sofferenti, aperto all'accoglienza e attento ai principi della giustizia e del bene comune. E' un patrimonio che non vogliamo disperdere ma incrementare.
Una terra, la nostra, che non sfugge purtroppo ai segni dell' inquietudine contemporanea, alla domanda di certezze e stabilità per il futuro che vuole vedere protagonisti soprattutto i giovani. Ed è a loro che rivolgiamo particolare attenzione, poiché loro è il futuro. Come Lei ha sottolineato nel messaggio per la 24^ Giornata della Gioventù dell'aprile scorso, "...la giovinezza è tempo di speranze, perché guarda al futuro con varie aspettative. Quando si è giovani si nutrono ideali, sogni e progetti; la giovinezza è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della vita."
Ecco allora che noi, amministratori della città e del territorio, dobbiamo e vogliamo lavorare e profondere tutto il nostro impegno in un servizio esigente alla collettività, rafforzando la nostra azione per aiutare le giovani generazioni a rendere reali quei sogni e progetti, a maturare quelle scelte affinché Viterbo e la Tuscia continuino a crescere, forti delle preziose energie e delle capacità umane e professionali dei giovani, in nome del raggiungimento di quel bene collettivo che è nostra volontà vedere realizzato pienamente.
Le Sue indicazioni, Santità, quali quelle della recente enciclica "Caritas in veritate" e la sintonia ideale nel promuovere il bene sociale con le esperienze ecclesiali viterbesi , sono per noi risorse spirituali di fiducioso cammino.
Auspichiamo, Santità, che vorrà continuare a rivolgere verso la nostra comunità la Sua benevola attenzione e Le rinnoviamo le espressioni della nostra vivissima gratitudine per averci onorato della Sua visita e per alimentare le nostre aspirazioni e le nostre speranze.
Giulio Marini