

VITERBO – “E' in atto una vera e propria aggressione ai danni del centro diabetologico pubblico. Vogliono toglierci la qualità dell'assistenza, quindi della vita, che abbiamo conquistato, dopo anni di lotta, grazie alla Asl”. Questo il commento deI responsabili dell'Associazione giovani diabetici di Viterbo ai quattro avvisi di garanzia emessi dalla procura della Repubblica, in cui vengono ipotizzati i reati di concorso in falso in atto pubblico e abuso d'ufficio a carico del manager Asl Adolfo Pipino e del direttore del Servizio convenzione e contratti Massimo Foglia. Gli altri due indagati sono Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio, rispettivamente legale rappresentante della società Ro.Ri, proprietaria della Nuova Clinica Santa Teresa, e responsabile della stessa clinica e vice presidente della Ro.Ri.
Al centro dell’inchiesta, che sarebbe scaturita da una denuncia e dalle dichiarazioni di un ex dirigente Asl, la convenzione con cui gli Angelucci concedono a titolo gratuito alcuni locali della clinica per l'allestimento del centro. Come dire che Pipino e Foglia sono indagati per aver fatto risparmiare soldi all’azienda sanitaria che dirigono.
“Questo - dicono ancora all'Associazione - non è il primo attacco che subiamo. Un mese dopo l'apertura, il sub commissario alla sanità del Lazio Mario Morlacco, aveva disposto la chiusura del centro. Ma ha fatto marcia indietro davanti alle nostre proteste e la presa di posizione degli amministratori locali di tutti i partiti". Ad avviso dell'Associazione le ‘manovre’ in atto per smantellare la struttura, che assiste circa 16mila pazienti, sarebbero finalizzati a ripristinare il regime di monopolio privato, che gestiva un business di oltre due milioni di euro l'anno.
Da parte loro i pazienti del centro diabetologico si dicono avviliti ma non scoraggiati. E intendono difendere la struttura sott'inchiesta con le unghie e i denti. “La Asl - dice la mamma di un giovane diabetico - aveva messo fine a un andazzo intollerabile, anche dal punto di vista economico. Così sono arrivate le pressione, gli agguati, le inchieste”.
Come avevano denunciato pubblicamente l'Associazione giovani diabetici, nell'ultimo anno, la società privata che gestiva in regime di monopolio il servizio ha chiesto e ottenuto il rimborso per circa 8mila prime visite e per oltre 10mila visite di controllo. Stando a quanto risulta dai documenti della Asl, i nuovi casi di diabete accertati ogni anno nel territorio sono invece 900. Quindi ci sarebbe stato un eccesso di prime visite.
''Perche? Semplice - risponde la donna -, le prime visite vengono rimborsate con 27-30 euro e fanno scattare una serie di ulteriori esami che costano al servizio sanitario alcune centinaia di euro e coinvolgono una catena di Sant'Antonio di ambulatori privati. Le visite di controllo, invece, costano la metà e non prevedono altre analisi, se non in casi sporadici. Evidentemente l'iniziativa della Asl ha intaccato troppi interessi. Così sono arrivati gli avvisi di garanzia. Notificati, proprio nei giorni in cui la presidente della Regione Lazio Renata Polverini dovrebbe confermare il direttore generale della Asl Adolfo Pipino. Invece, le nostre denunce sull'andazzo precedente non hanno portato a nulla”.