ANNO 27 n° 296
I 70 anni dell'Aia viterbese: Nicchi accende la luce e Carbonari brilla
La cerimonia a San Martino (FOTO)
20/06/2011 - 19:21

I '70 anni di gloria al servizio del calcio' la Sezione Arbitri di Viterbo se li è goduti tutti quanti nella serata a Palazzo Doria Pamphili di San Martino al Cimino. Una festa in grande stile con l'arbitraggio come motore propulsivo.

Tanti gli ospiti presenti: dal presidente dell'Aia Marcello Nicchi, al consigliere nazionale, il viterbese doc Umberto Carbonari, all'intero comitato regionale arbitri del Lazio, i presidenti di sezione laziali, di Terni, di Massa Carrara e di San Giovanni Valdarno. Per le istituzioni della Federcalcio c'erano: Renzo Lucarini, delegato provinciale Figc, Sergio Insogna, consigliere regionale della Figc Lazio e il presidente del Coni provinciale Livio Treta. A fare gli onori di casa ci ha pensato il presidente della sezione viterbese Luigi Gasbarri. Anche i politici locali (il sindaco di Viterbo Giulio Marini, gli assessori comunali Sabatini, Contardo e Arena), l'assessore provinciale Santucci hanno voluto sottolineare come la lealtà, il rispetto delle regole, il concetto di imparzialità sono qualità peculiari che l'Aia porta avanti da un secolo (già perché proprio quest'anno l'Aia festeggia i cento anni della fondazione) e che si trovano con grande rarità nella società moderna.

E' stata l' occasione per assegnare i premi intitolati alla memoria di due personaggi che hanno fatto la storia della sezione: il premio Fausto Scapecchi per l'arbitro a disposizione dell'Organo tecnico sezionale particolarmente distintosi per meriti tecnico associativi è andato al giovane Ruben Celani, mentre il premio Achilli (riservato al dirigente e/o osservatore arbitrale che si è distinto per i medesimi meriti) è andato a Umberto Carbonari, commosso al momento della consegna.

Ha concluso la serata il presidente Nicchi che ha ringraziato la Sezione di Viterbo per l'accoglienza ricevuta e per il prestigioso lavoro che svolge: 'Ormai non ci sono più steccati da saltare o muri divisori - ha detto Nicchi - l'Aia è una sola, parla la stessa lingua da nord a sud, si nutre degli stessi valori che la animano da 100 anni'.

Ha promesso per la prossima stagione il pugno di ferro contro la violenza, triste fenomeno dei campi di periferia. Un numero testimonia in maniera netta la gravità e l'ampiezza del problema: sono 600 gli arbitri che finiscono all'ospedale.

Una cifra decisamente troppo elevata per un'associazione che offre un servizio puntuale alla Figc. L'Aia si batterà fino in fondo per vedere diminuito drasticamente questo numero al fine di tutelare i suoi associati, con l'auspicio anzi la necessità di punizioni severe.

Domenico Savino

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