ANNO 27 n° 296

GLI ALTRI PRECEDENTI NELLA TUSCIA

La depressione, unita al timore di una brutta malattia, erano stati all’origine di altri due casi di omicidio-suicidio che sconvolsero la provincia viterbese. Il primo, in ordine di tempo, risale a tre anni fa.

E’ il 15 marzo del 2008 e siamo ad Acquapendente. Franco Frosoni (detto Lamberto), pensionato di 72 anni, uccide con un colpo di fucile alla schiena la moglie Iolanda Innocenti (69 anni), per poi spararsi all’addome. Erano le nove del mattino e la coppia, sposata da quasi cinquant’anni, era in procinto di partire per Orvieto, dove l’uomo avrebbe dovuto sottoporsi ad una visita oncologica: soltanto pochi giorni prima aveva infatti scoperto di essere malato di cancro.

Sul primo si era pensato che la donna fosse morta a causa di un malore: il medico legale che aveva eseguito un’ispezione esterna del cadavere non aveva infatti trovato alcun segno di violenza. Ma poi, quando il pubblico ministero Franco Pacifici aveva autorizzato la rimozione del corpo, gli inquirenti si erano accorti del colpo d’arma da fuoco alla schiena, e riuscirono a ricostruire la dinamica dei fatti.

La coppia, da casa, era appena scesa nel garage sottostante per prendere l’auto e recarsi all’ospedale umbro. Poi il raptus, che aveva spinto Frosoni a prendere il fucile per sparare la moglie e togliersi la vita subito dopo. A scoprire i due corpi era stato un vicino di casa; mentre il riconoscimento era stato fatto dall'unico figlio della coppia.

Analogo il movente della tragedia accaduta un annetto dopo a Canino, quando l’orefice Giuseppe Bondi (56 anni) uccise la moglie Lorena Zampetti (51) per poi impiccarsi.

L’uomo, proprietario insieme al fratello di tre gioiellerie (a Canino, Tarquinia e Montalto di Castro), soffriva di depressione e temeva che la moglie, colpita qualche tempo prima da un tumore al seno, potesse avere un peggioramento.

Era il 20 gennaio 2009 e il delitto si consumò intorno alle 4 della notte: Bondi aveva prima cercato di soffocare la moglie addormentata con un cuscino, poi aveva afferrato una roncola e l’aveva colpita alla testa e alla gola. Dalla camera da letto, l’orefice era quindi sceso nel soggiorno, dove aveva lasciato un biglietto con su scritto: “Mio figlio non c’entra nulla”. Poi era sceso nel garage e si era impiccato.

Intorno alle 9,30, il figlio 23enne, non vedendo i genitori per la colazione, era salito in camera da letto e aveva trovato la madre assassinata. Nel garage il padre con una corda al collo. “Non ho sentito nulla”, avrebbe ammesso poco più tardi agli inquirenti.

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