

di Silvia Cannucciari
VITERBO - Le donne viterbesi scendono ancora in piazza, questa volta non per la mobilitazione nazionale 'Se non ora quando?', ma per sostenere il centro antiviolenza 'Erinna', l'unico nella Tuscia, che è a rischio chiusura visto il mancato finanziamento da parte della Provincia.
'Il nostro centro - ha dichiarato la presidentessa Anna Maghi - è nato nel 2006 ed aveva una convenzione triennale con Palazzo Gentili, che è stata rinnovata nel 2009: quindi la sua scadenza naturale sarebbe stata nel 2012. Lo scorso anno, però, dopo il cambio nell'amministrazione provinciale, abbiamo chiesto un incontro con il nuovo assessore, Paolo Bianchini, che è avvenuto ad agosto, in cui ci ha detto che avrebbe dovuto controllare il bilancio per stabilire il finanziamento da assegnarci e che ci avrebbe fatto sapere dopo Santa Rosa. Ad ottobre abbiamo inviato una mail - ha aggiunto Maghi - per sapere come si stesso evolvendo la situazione, anche perché avevamo già consegnato il rendiconto dell'anno. Ad oggi, però, i fondi ancora non sono arrivati e non sappiamo se mai arriveranno. Per questo abbiamo deciso di mobilitarci e di fare un sit- in sotto la Provincia, con la speranza anche di avere un colloquio con il presidente Meroi, che ancora non è avvenuto'.
L'associazione Erinna nel solo 2009 ha avuto 269 contatti, fra incontri telefonici e diretti, e dà assistenza a 220 donne, con un aumento di circa 50 ogni anno. Ha fondamento della struttura ci sono le volontarie, che donano il loro tempo e la loro solidarietà a chi è stato meno fortunato, grazie anche a consulenze psicologiche e legali, con avvocati iscritti al gratuito patrocinio, che però la maggior parte delle volte non percepiscono denaro, perché da parte delle istituzioni non arrivano i soldi. Chi chiede aiuto all'associazione sono donne che subiscono ogni sorta di violenza: da quella psicologica a quella fisica, senza dimenticare quella economica e sociale.
'Se chiuderanno Erinna mi cadrà il mondo - ha detto una ragazza che da anni è aiutata dalla struttura -, quando sono andata da loro ero completamente distrutta e mi hanno ricostruito, dandomi assistenza psicologica e fisica: sono impagabili, danno l'anima per aiutarti. Non posso neanche pensare che potrebbero non esserci più'. Erinna, infatti, nel corso degli anni è diventato il più forte, se non il solo, punto di riferimento per le donne che giorno dopo giorno subiscono ogni sorta di violenza e che si sentono abbandonate da un sistema che non le tutela: 'La maggior parte delle volte non serve neanche denunciare i fatti - ha commentato un'altra donna - continuiamo a subire e ne rimaniamo ferite per sempre, c'è un silenzio sociale assordante ed una indifferenza impressionante. Per questo è inconcepibile che vogliano mettere a tacere l'unico centro che ci dà voce'.
Presente alla mobilitazione anche la consigliera di parità della Provincia Daniela Bizzarri: 'Io mi auguro che ci sia solamente un ritardo nel trasferimento dei fondi, anche perché nella precedente amministrazione è stato votato all'unanimità un emendamento secondo cui la Provincia si sarebbe costiutuita parte civile nei procedimenti che riguardano le violenze sulle donne. Lasciare che un centro di fondamentale importanza come Erinna chiuda, sarebbe davvero un brutto segnale'.