

VITERBO - Ficus, filodendri, gerbere, ciclamini, azalee, le piante ornamentali scelgono l’ ambiente e diventano ad emissioni zero. L’Università della Tuscia ha avviato infatti un progetto finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole Ambientali e Forestali (MIPAFFLORO) per lo sviluppo di una filiera produttiva di piante ornamentali di qualità ad “emissione zero” e strumenti per la certificazione del loro ciclo colturale.
Il progetto prevede una filiera produttiva florovivaistica corta e chiusa attraverso un utilizzo minimo di prodotti chimici di sintesi e torbe di origine estera (estremamente costose anche in termini di emissioni causate dal trasporto) a vantaggio di compost verdi aziendali ottenuti da prodotti di scarto di attività quali sfalci e potature, successivamente miscelati per ottenere terricci per la crescita delle piante.
Tra i vantaggi finali un minore costo ambientale legato tra l’altro al minor uso di fitofarmaci e concimi chimici; il riutilizzo di cascami che se inutilizzati rappresenterebbero fonti di emissione di gas serra; la diminuzione dei costi (anche ambientali) dovuti alla minore dipendenza da prodotti extraziendali; la possibilità e facilità di certificare una filiera produttiva corta e “chiusa”.
“Il progetto – ha dichiarato il coordinatore Andrea Vannini, docente del Dipartimento di Protezione delle Piante dell’ Università della Tuscia - si inserisce nel quadro delle azioni per lo sviluppo di filiere produttive in agricoltura a basso impatto ambientale e che utilizzano fonti rinnovabili”.
Il progetto si è sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Produzioni Vegetali dell’ Università della Tuscia e con un’azienda Florovivaistica, i Vivai Michelini.