

Riceviamo e pubblichiamo:
Benvenuti a Fabrica di Roma città di interesse storico della tuscia viterbese. Questo è quanto si legge sull’apposita insegna stradale entrando.
Ad un primo aspetto, all’osservatore poco attento potrebbe prospettarsi un paesaggio del tutto normale, uno dei tanti caratteristici della nostra provincia.
E’ necessario tuttavia percorrere il paese nei suoi meandri o nelle sue frazioni per comprendere che la realtà è ben diversa e vedere condizioni di disagio sociale legato soprattutto allo stato di abbandono del territorio.
Tanto per tracciare un quadro generale sulla pesante situazione, ci siamo muniti di macchine fotografiche e abbiamo fatto il giro di tutti i quartieri documentando un paesaggio da scenario “agghiacciante” dove è possibile vedere cumuli di rifiuti e degrado ovunque.
Potremmo accennare ad esempio al problema della sicurezza sulla viabilità e prendere in esame le strade devastate diventate impercorribili o i comportamenti di molti automobilisti laddove i controlli sono quasi del tutto assenti; o trattare lo stato di abbandono dei cani, che nonostante l’elevato costo (a danno dei contribuenti) non è mai stato risolto.
Ma questi sono solo alcuni degli aspetti inquietanti che caratterizzano il paese. Volendo continuare, la lista sarebbe assai corposa.
E i nostri amministratori come si difendono? Affermando di non poter far fronte all’emergenza disponendo solo di quattro unità operative della polizia locale.
E i nostri soldi come vengono spesi allora? Perché i cittadini non sono informati sull’attività del Comune, sui bilanci? Perché non vengono messi in grado di interagire con la pubblica amministrazione? Eppure esiste un sito web, ma a quanto pare la trasparenza non fa parte del linguaggio Municipale.
La popolazione ormai è stanca. Noi del Circolo dell’Italia dei Valori ci facciamo interpreti del malumore crescente e denunciamo il gravissimo stato in cui versa il paese a causa dell’immobilismo e dell’ incapacità amministrativa di un Sindaco e di una Giunta che anziché curare il pubblico interesse, si preoccupa di più a ritoccare i coefficienti di edificabilità sul piano regolatore aggirando da “abili prestigiatori” la legge per evitare di essere coinvolti nel più clamoroso dei conflitti di interessi.
Alla luce di questi fatti ci sentiamo di poter dare un suggerimento “toponomastico” ai nostri amministratori, quello di modificare la didascalia su quell’insegna, magari scrivendoci su: “Benvenuti a Fabrica di Roma città del terzo mondo”.
Giancarlo Di Marzio
Circolo IDV Fabrica di Roma