

Se ne è andato a 98 anni il professor Giovanni Bollea, padre della neuropsichiatria infantile: in tanti lo hanno ricordato e gli hanno reso omaggio, a cominciare dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Bollea era anche un grande amico di Viterbo e dell’associazione Eta Beta, che in lui aveva un sicuro punto di riferimento. L’associazione ricorda con affetto il professore, andando con la memoria ad una fiaba, piena si significato e affetto, con cui i ragazzi di Eta Beta Teatro festeggiarono i 90 anni del loro grande amico.
Era il 2004 e nella sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma tra gli interventi importanti, scientifici e non, si inserì questo omaggio in musica, ballo e allegria dei ragazzi di Viterbo accompagnati dal loro indimenticabile medico, il dottor Giorgio Mauro Schirripa, dagli educatori e da tanti genitori. Un’amicizia di lunga data quella tra il professor Bollea e l’associazione di volontariato Eta Beta di Viterbo. Non solo perché Schirripa è stato uno degli allievi più promettenti e amati del grande neuropsichiatra infantile, ma anche perché si può dire che Bollea abbia proprio tenuto a battesimo l’associazione, nata nel 1992 per volontà di Schirripa con soli 7 ragazzi e 10 volontari. L’ha poi seguita passo passo, spostandosi materialmente da Roma a Viterbo, lui non più giovanissimo, per essere presente in ogni momento cruciale della crescita di Eta Beta. Ecco dunque Bollea presente a Viterbo, nel 1994, al convegno nazionale “Diritto e rovescio al servizio del tennis”, un corso di formazione per maestri di tennis ed educatori per indirizzare i ragazzi in difficoltà verso lo sport, in questo caso il tennis. In Italia, proprio grazie alle intuizioni della neuropsichiatria infantile, si cominciava allora a parlare di sport anche per i ragazzi disabili: lo sport, insomma, visto come prassi per tutti e non riservato ai più abili e fortunati. E non solo qualche attività più adatta all’handicap, ma proprio tutti gli sport, basta che piacciano al ragazzo. Non è un caso che i ragazzi di Eta Beta ora facciano nuoto, cavallo, rugby, vela, tennis e sci, partecipando anche alle gare nazionali e internazionali di Special Olympics.
Quando nel 1998 Schirripa ed Eta Beta decisero che era ora di fare teatro, Bollea venne di nuovo a Viterbo per assistere al primo spettacolo del laboratorio teatrale integrato. E non si accontentò di stare seduto in platea in prima fila con le autorità: andò dietro le quinte a incoraggiare gli emozionatissimi neo attori, poi a sipario ancora chiuso, in cerchio, con loro gridò lo scaramantico “merde” come in ogni spettacolo che si rispetti. E non venne a teatro solo il primo anno, ma a quasi tutti le rappresentazioni teatrali degli anni successivi. Il professor Bollea è stato sempre presente per sostenere e rinforzare Eta Beta in ogni momento importante della sua attività, affiancando ogni iniziativa e ogni novità. Tutto era cominciato per la stima e l’amicizia verso Giorgio Schirripa, ma poi diventò amicizia e stima per tutta la grande famiglia di Eta Beta.
Non poteva dunque mancare Bollea diversi anni dopo, quando all’Università della Tuscia di Viterbo, a Santa Maria in Gradi, si tenne il convegno internazionale “Differente, integrato ma sempre teatro” arricchito dalla bella mostra di tutte le foto di scena dei laboratori teatrali. Bollea, riconoscendo il grande lavoro fatto da tutta la squadra del dottor Schirripa e dell’associazione Eta Beta, concluse così il suo discorso: “Ringrazio e saluto con grande affetto tutta Viterbo che, anno dopo anno, ha sempre permesso la crescita di questi laboratori. E per uno come me, che in tutta le sua vita ha sempre sognato la vittoria del disabile, credetemi, questa è una grande soddisfazione. Ringrazio Viterbo. Viva Viterbo. Grazie Viterbo” ed Eta Beta oggi risponde: “Grazie Bollea, viva Bollea”.
Ecco il testo della fiaba scritta ragazzi di Eta Beta nel 2004 per festeggiare i 90 anni del professor Bollea: “C’era una volta un paese lontano lontano… In questo paese c’era un buio che era buio davvero… In questo paese vivevano delle persone… che si potevano parlare, ma non si potevano riconoscere... In quel mondo buio si aprì una crepa che piano piano diventò sempre più grande e, piano piano entrò la luce… Tutti erano belli di quella bellezza vera, sublime, che fa parte del tuo modo di stare nel mondo. Il piacere di sentirsi visti, il piacere di poter parlare e guardarsi negli occhi… Vicino a quella crepa era seduto un signore che guardava e sorrideva e quel sorriso era un sorriso vero perché era fatto con gli occhi, con il viso, con il corpo… Tutti lo volevano chiamare, ma nessuno sapeva il suo nome. Allora ci fu una grande discussione tra chi lo voleva chiamare padre, chi lo voleva chiamare maestro, chi lo voleva chiamare Tu … C’era qualcuno che lo provò a chiamare professor Bolla … Perché Bolla e non Bolle? … Una bolla non era sufficientemente grande da contenere quello straordinario sorriso. L’incredibile sapienza e creatività. Si discusse un giorno intero… ma come succede sempre e non si sa se è un miracolo o un evento normale, è bastato mettere insieme le Bolle con la Bolla per diventare e farlo diventare Professor Bollea”.