ANNO 27 n° 280
E' passata una nuvola...
Riflessioni di Elda Martinelli, a voce alta e con “simpatia”…
09/07/2012 - 04:00

di Elda Martinelli

 

VITERBO - Sempre più spesso si è scontenti per poco e paghi di niente. Sembra mancare quell’impalpabile non so che detto Felicità. Chi la insegue nel lavoro, chi nelle ferie… chi nella compagnia, chi nella solitudine. Forse, come sempre, è semplicemente dentro ciascuno di noi. Ma come Parsifal di fronte al Graal non abbiamo gli occhi per vederla, la felicità… (forse perché “l’essenziale è invisibile agli occhi!”).

Il “Cogito ergo sum” cartesiano è stata un’importante conquista della mente umana ma anche e soprattutto un gravissimo danno per l’uomo che ha avviato la pericolosa identificazione del proprio essere con la propria mente. E la Mente mente, come per lungo tempo mi è stato suggerito e come finalmente ho capito. La mente inganna l’uomo: lo distoglie dall’Essere, che è l’unico felice stato mentale. Le cose veramente importanti della vita, infatti, secondo me, nascono al di là della Mente, nell’Essere: la bellezza, la creatività, l’amore, la gioia e anche la pace interiore, intesa come Felicità. Almeno così io credo e vivo: non ancora fino in fondo, con difficoltà esterne ed esitazioni interiori, a volte (ed ogni tanto passa una nuvola…)

Il Piacere non è peccato: e non è diverso dalla Felicità… anche se filosofi, teologi e santoni vari tendono a evidenziare come la felicità venga da dentro se stessi mentre il piacere da fuori se stessi. Sofismi, particolari, piccoli trucchi per mortificare eventuali piaceri che venendo da “fuori” siano “lontani” dall’anima e “vicini” al corpo: quindi perseguibili e da scoraggiare. Ma la mia lunga e profonda formazione cristiana, con la mia ancor più lunga e profonda critica al cattolicesimo, mi hanno portato a credere profondamente che se Dio ci ha fatto per essere felici, non esserlo è il vero peccato (…con gli anni vi ho sostituito sempre più spesso, nelle mie chiacchiere con amici, la locuzione “Dio o chi per lui” oppure, ancor meglio, il termine “Essere”, perché esprimono un concetto diverso e più aperto di quello di “Dio”: un concetto, quest’ultimo, precostituito, chiuso, fisso...e maschile). Idem potrebbe dirsi sul libero arbitrio concesso all’uomo di essere sempre e prima di tutto se stesso: ed il non esserlo sarebbe Peccato (…no l’esserlo! Ma torneremmo ad un argomento che ho già sfiorato nell’articolo “Domani è un altro giorno” accennando alla libertà/necessità di essere se stessi, anche se omosessuali).

Eppure proprio la Chiesa, ahimè, condanna il piacere… e quindi anche la felicità: felicità sempre moderata e mortificata, appunto, secondo me, quella vissuta dal buon credente/praticante, percepibile in una perenne pseudo trance gioiosa del tipo “se sei felice tu lo sai batti le mani…” o “ci son due coccodrilli…” (rispettivamente secondo le correnti della moderata e storica Azione Cattolica o della più spinta e innovativa Comunione e Liberazione). Peccato che per tutti, ma proprio per tutti, oltre ogni orientamento politico e religioso, la Felicità sia qualcosa di piccolo, intimo, profondo. Esternabile solo quando partecipata.

Forse per tutto ciò a scuola, all’ora di filosofia (che pur vorrebbe dire “amore della conoscenza”… tutta, aggiungo io: “insegnamento e conoscenza di tutto” o non è conoscenza, ma faziosità…) si saltava o si correva su Epicuro. Beh, che dire: trasgressivo mica no!...uno che, 300 anni prima di Cristo, apriva il suo Giardino (la sua scuola in Atene) anche agli schiavi e alle donne! Sì, mi piaceva tanto: peccato che nessuno te lo abbia fatto studiare da ragazzo. Eppure è stato uno dei pensatori più originali, chiari e diretti di tutta la filosofia occidentale: e quel suo modo di trattare temi sapienziali, etici, di giustizia o di vita quotidiana lo hanno fatto diventare il più amato e odiato. Forse per la sua schiettezza. Non di meno diceva le stesse cose che oggi filosofi e santoni dicono sulla Felicità, con l’aiuto di manuali e musica new age, settimane di riavvicinamento allo spirito, incontri di motivazione aziendale o individuale. Ho pensato più volte, negli anni, che se avessimo studiato più approfonditamente Epicuro a scuola, si sarebbe evitato il proliferare di spacciatori di ogni tipo di droga per i tanti insoddisfatti della vita, dalla fine degli anni ’60 a oggi. E di dover pagare, oggi, questi guru e formatori, nuovi pusher di felicità e di sicurezza in sé preconfezionate.

La Felicità è un percorso interiore. Personale. Da condividere, poi. Per alimentarla. “Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità: a qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro… Cerchiamo allora di conoscere le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo” diceva Epicuro. Bello, moderno, profondo: chissà perché poi il concetto di epicureismo si è impasticciato e confuso con quello di “godereccio e lascivo” venendo censurato dalla Chiesa, ergo dai programmi scolastici.

“A chi non basta poco non basta nulla” diceva ancora Epicuro… E questo, se meditato e fatto proprio in giovane età, potrebbe evitare frustrazioni ed arrivismi della rampantissima e vuota vita moderna. “Nelle dispute filosofiche progredisce di più chi perde, perché impara…” corollario a quanto affermato sopra (non invidio ambiziose carriere che tolgono tempo ai figli, alla crescita interiore e al tempo, anche).

“Cura il male presente col felice ricordo del bene goduto, pensando che niente ti può annullare la felicità avuta”…dalla prima volta in cui, anni fa, lessi lo Gnomologium Vaticanum Epicureum (trovato a fine ‘800 in Vaticano…o nascosto là, fino allora?) ho amato molto questa sua goccia di conoscenza (tradurrei così, liberamente, “Gnomologium”). L’ho amata molto perché, forse, la mia felicità è spesso minata dalle cose della vita. E in quei momenti, che sono poi anche questi, rileggo e ritrovo la sua “Lettera sulla felicità”. Una lettura per tutti, chiara e gradevole, anche sotto l’ombrellone.

Perché quando meno te lo aspetti, nell’azzurro Cielo della vita, sparisce il Sole della felicità, per un momento che sembra eterno: stanchezza…delusione…amarezza…rimpianti…Paura. E’ passata una Nuvola. Vicine nel tempo e nello spazio, restano le parole di Trilussa a dare, con quell’amato sapore epicureo, un senso vero e profondo alla felicità...” Un’ape se posa su ‘n fiore de rosa, lo succhia e se ne va: tutto sommato la felicità è ‘na piccola cosa!” Resta il suono regolare e rasserenante dello sciabordio del mare, come carezze sulla sabbia. Una piccola cosa! (dalla spiaggia delle Murelle, sempre Vostra, con “simpatia”…)

 




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