

VITERBO - Era stato archiviato come un caso di suicidio scaturito dalla fine di una storia d'amore con un coetaneo, quello della ragazza di 19 anni, sudamericana, residente a Montefiascone, in provincia di Viterbo, trovata impiccata nel novembre 2009 in una stanza nella casa d'accoglienza cui si era rifugiata dopo l'ennesima lite con i genitori. Invece dietro quel gesto disperato potrebbe nascondersi una terribile storia di violenze sessuali ripetute e mai denunciate per vergogna o, forse, per paura.
A gettare una nuova, inquietante, luce sulla vicenda e' stato il diario della giovane, riprodotto allo scanner su un Cd, che pochi giorni fa, una mano ignota, ha fatto recapitare per posta ai genitori. Diario che dopo il suicidio era stato cercato invano sia dai familiari che dagli agenti della squadra mobile di Viterbo per tentare di dare una motivazione al suo gesto. In due pagine, la ragazza descrive minuziosamente due stupri che ha subito da parte di un suo conoscente, residente a Rignano Flaminio, a nord di Roma, paese nel quale viveva anche lei prima di trasferirsi a Montefiascone con i familiari. Il primo avvenuto in casa dello stesso conoscente e il secondo in un bagno pubblico a Viterbo.
''In meno di cinque minuti mi sono travata a casa sua, sul letto. Lui mi ha strappato la manica destra del maglione, mi ha calato i jeans e mi ha strappato le calze che avevo sotto perchè era una giornata molto fredda. Ho cercato di difendermi. Ricordo le macchie di sangue sulle lenzuola e il mio malessere''. Scrive su una pagina datata gennaio 2006.
Alcune settimane dopo, annota. ''Mi sentivo male e mi sono recata in un bagno pubblico di Viterbo. Ho vomitato. Poi e' entrato lui (lo stesso giovane residente a Rignano Flaminio, ndr) ed e' successo come la prima volta, ma e' stato più brutale e doloroso. Non ha usato nulla. Ero terrorizzata al pensiero di essere rimasta incinta di quell'essere e mi sono rivolta all'assistente sociale di Villa Buon Respiro (una casa di cura di Viterbo), la quale mi ha fatto comprare un test di gravidanza che abbiamo fatto insieme. E' comparsa solo una riga rossa. Quindi era negativo. Non le ho detto quanto era accaduto. Non l'ho detto a nessuno. Anche a mia madre ho solo detto che mi ero sentita male''.
Più avanti, la diciannovenne, definita bellissima dai suoi amici, descrive le difficoltà che non le hanno permesso di vivere con serenità la storia d'amore con il ragazzo che successivamente aveva conosciuto e di cui si era innamorata. Annota di essere in preda a un vero e proprio blocco psicologico dovuto alle violenze subite.
Secondo i genitori, che non hanno alcun dubbio sulla calligrafia della figlia e sull'autenticita' del diario, tra gli stupri patiti e il suicidio ci sarebbe un nesso di causa-effetto. Per questo motivo hanno dato incarico al loro legale, l'avvocato Angelo di Silvio, di presentare un esposto alla procura della Repubblica di Tivoli, nella cui circoscrizione ricade Rignano Flaminio. Proprio a Tivoli, infatti, e' stata incardinata l'inchiesta, in quanto la prima violenza sarebbe avvenuto appunto a Rignano Flaminio.
Nella denuncia, depositata una settimana fa, tra l'altro, sono state indicate alcune circostanze concomitanti con quanto scritto dalla ragazza. In particolare, nella tarda serata del 17 gennaio 2006, non vedendola rincasare a notte fonda, i genitori avevano dato l'allarme ai carabinieri. Il fatto e' stato verbalizzato. La madre, inoltre, ricorda che la figlia torno' a casa con il maglione rotto e pallidissima. Alle sue domande rispose solo di essersi sentita male.
Secondo l'avvocato Di Silvio sarebbe essenziale per l'inchiesta che venisse individuato colui o coloro che sono in possesso del diario della ragazza. Infine ha lanciato un appello pubblico affinche' chiunque sappia qualcosa sulla violenza avvenuta a Viterbo lo riferisca alle forze dell'ordine per contribuire a fare giustizia sulla morte di una ragazza di 19 anni.