

Il rapporto tra i versi del sommo poeta e il cibo, l’estasi del piacere e la sofferenza della fame, l’avidità dei golosi e il desiderio di individuare il massimo della purezza tessendo lodi paradisiache. Tutto in un processo di attualizzazione musicale con motivi modernissimi che richiamano visi, sentimenti, peccati, vanità,ambizioni e desideri, raccontato a tavola grazie alla performance “Degustando con Dante maestro di…vino” da un’idea di Giuseppe Rescifina con Laura Leo, Giuseppe Rescifina e il maestro Luigi Gentile al pianoforte. Proposta da “Tuscia E20” con il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Roma e di Confartigianato e con il patrocinio dei comuni di Viterbo, Montefiascone e Bomarzo sabato 28 novembre con inizio alle ore 20 al “Parco dei Cimini”, il bellissimo agriturismo posto alle pendici del Monte Cimino (Strada Romana)
Un percorso insolito quello proposto da “Degustando con Dante maestro di… vino” che, traendo spunto dal “viaggio” di Dante dagli inferi all’Empireo, conduce, man mano, dall’antipasto al dolce, attraverso la lettura di parte di canti dell’inferno (il III, il IV e il XXXIII) del Purgatorio e, infine, l’ultimo canto, il XXXIII del Paradiso che chiude da Divina commedia e che è il momento più alto della poesia.
Alla lettura dei brani poetici, introdotti da un commento che li attualizza, seguono le canzoni eseguite da Laura Leo, artista straordinaria e poliedrica accompagnata al pianoforte da un abile maestro, Luigi Gentile.
E a proposito dei Cimini, come osserva qualche studioso, nella Divina Commedia, Dante descrive la famosa "Selva oscura" con parole che, secondo molti, richiamano alla mente il Cimino. E' certo che Dante transitò da Viterbo nel 1300 per raggiungere Roma in occasione del primo Giubileo della storia indetto da papa Bonifacio VIII. Lo dimostra il fatto che nella sua opera il sommo poeta riferisce fatti accaduti a Viterbo e individua luoghi: il Bulicame, papa Martino IV goloso perché "ad affogare le anguille del lago di Bolsena nella vernaccia", Enrico di Cornovaglia vittima della congiura dei Montfort a piazza del Gesù papa Giovanni XXI, unico pontefice portoghese nella storia della Chiesa, autore di opere per le quali "riluce" nel Paradiso. Attraversando la Selva Cimina, secondo l'interpretazione di studiosi della immortale opera, Dante ebbe l'ispirazione che poi l'indusse a scrivere "Nei mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura che la diritta via era smarrita…”. Qualche studioso avanza l’ipotesi che se Dante, percorrendo le balze dei Cimini, ha veramente smarrito “dritta via”, perdendo l’orientamento.Sabato sera sarà il caso di fare un salto al “Parco dei Cimino” per saperne di più.