

Stamattina, martedì 28 ottobre, parte il corteo della manifestazione degli studenti universitari e degli istituti superiori viterbesi contro il decreto 133 del mnistro Gelmini.
ORE 9.00
Il corteo degli studenti per la manifestazione contro il decreto Gelmini parte da Piazza del Comune. La gente cominicia ad affluire in piazza con slogan e striscioni contro il Ministro dell'Istruzione. Il corteo è formato da studenti dell'Università della Tuscia e soprattutto da quelli dei licei.
ORE 9.30
Iniziano a parlare professori e rappresentatnti di istituto e di facoltà: Il primo intervento è di Angela Badessa, rappresentante del Consiglio di facoltà di Beni Culturali. Come ribadisce durante il suo intervento, oggi ricopre la veste di rappresentante del Comitato Tuscia in Protesta contro il decreto 133 del ministro Gelmini. Lo scopo della protesta è quello di giungere al ritiro di una legge che penalizza le scuole e le università pubbliche a vantaggio degli istituti privati.
ORE 9.45
Prende la parola il prof. Vittorangelo Orati, docente di economia presso la facoltà di Economia di Viterbo. Il suo intervento ribadisce la volontà di tutti gli studenti e i professori presenti stamattina in piazza. Sarebbe dovuta essere una lezione in piazza, invece, come era presumibile, la manifestazione si è trsformata in una sorta di comizio politico contro la politica della Gelmini.
ORE 10.00
La folla, formata soprattutto da studenti di licei e di altri istituti superiori, inizia la sua marcia verso Via Cavour al grido : "Via la Gelmini". Insulti e slogan contro il ministro. Gli studenti gridano: "Giù le mani dall'istruzione", "Tutti uniti contro il decreto", "Siamo studenti e non deficienti".
ORE 10.30
La folla arriva a Piazza Fontana Grande e si dirige verso il Rettorato.
ORE 10.45
Il corteo percorre Via Garibaldi
ORE 10.50
Il corteo si ferma in Via Carletti davanti al liceo linguistico Buratti, cercando di indurre gli studenti rimasti in classe per seguire il normale svolgimento delle lezioni, a scendere in piazza. Al grido: "Scendi e manifesta pure tu", il corteo ha mostrato il suo disaccordo verso il comportamento di quegli studenti che stamattina hanno ritenuto più giusto andare a scuola anzichè andare a protestare per il bene di quest'ultima. Nonostante il frastuono dei cori, nessuno è sceso in piazza anche se qualcuno si è affacciato alle finestre.
ORE 11.00
Il corteo esce da Porta Romana e percorre Via Santa Maria in Gradi per dirigersi verso la facoltà di Lingue. La folla dei manifestanti sembra sempre meno gremita. Si tratta soprattutto di ragazzi minorenni o comunque appena maggiorenni che frequentano i licei o altri istituti superiori. Birra allla mano e parole pesanti in bocca. La parte più forte e degna di nota del corteo è sicuramente rappresentata dai Consigli di facoltà di Beni Culturali, che rispondono alle interviste della stampa con motivazioni fondate. Dalle interviste sembrano pochi gli studenti che stamattina protestano per qualcosa che dimostrano di conoscere. C'è chi dà risposte generali prive di autentica motivazione, c'è per fortuna anche chi crede veramente in questa manifestazione e che anzichè considerarla un giorno libero per non andare a scuola o per fare un pò di baldoria, crede seriamente nel suo scopo. Serpeggia inoltre tra la folla la delusione di chi pensava di partecipare ad una lezione in piazza anzichè ad un corteo che urla per le vie di Viterbo. Ci si aspettava molti più studenti universitari e docenti. Ci sono anche teste bianche tra una folla colorata di jeans e magliette vivaci, ma chi si sente di più in questo corteo sono soprattutto giovanissimi che urlano.
ORE 11.30
il corteo fa il suo ingresso nella facoltà di Lingue. L'auditorium non riesce a contenere tutti i presenti che si spostano all'esterno occupando interamente i giardini della facoltà. Un viavai di studenti attende che i rappresentanti inizino a parlare. La nota positiva riguarda il cambio di regia alla testa del corteo. Ora, oltre ai giovanissimi dei licei, compaiono numerosi studenti universitari che hanno deciso di non seguire il corteo da Piazza del Comune ma di aspetttarlo presso la facoltà di Lingue. Sembra però che non vi sia ancora traccia di docenti.
ORE 11.50
A breve inizieranno gli interventi davanti ad una folla che attende ormai da circa 20 minuti.
ORE 11.56
Inizia il comizio nel giardino della facoltà di Lingue. Il primo a prendere la parola è un rappresentante del Movimento Tuscia in protesta. "Siamo contrari a questa legge - sostiene il ragazzo - che prevede tagli ingenti alle Università pubbliche e toglie il diritto allo studio". "Anche Viterbo - aggiunge - che è una piccola città, partecipa oggi a questa protesta con una folla di studenti gremita e motivata. Continueremo a protestare finchè non verrà ritirato il decreto 133, che una vera e propia vergogna".
ORE 12.00
Dopo il ringraziamneto rivolto dal rappresentante a tutti i presenti, un ragazzo ha intonato l'inno ufficiale del movimento Tuscia in protesta: "La ballata della 133".
ORE 12. 10
Prende la parola il diacono dell'Università, nonchè ex preside della facoltà di Lingue, Giorgio Manacorda. Il Consiglio di facoltà delibera, tra l'entusiasmo della folla raccolta in giardino, lo stato di agitazione per la facoltà di Lingue e la sospensione della didattica per una settimana. La folla esulta per il blocco delle lezioni. Viene stabilita la convocazione del Consiglio in seduta straordinaria per il prossimo 4 novembre, che sarà aperto a tutti (studenti, professsori e dirigenti). Questa seduta straordinaria del Consiglio avrà lo scopo di riconsiderare la situazione e di organizzare il prosequio della protesta. Una protesta che non si fermerà se il decreto 133 non verrà ritirato.
ORE 12.30
Prende la parola la dottoranda Daniela Boso. "L'Università - sostiene - va riformata ma non con decreti finanziari che tagliano fondi necessari". "Questa legge - aggiunge - limiterà lo studio alla sola elite lasciando fuori così le classi meno abbienti che perdereanno il diritto all'istruzione."Infine Daniela Boso ha ringraziato il Movimento di Protesta, che secondo lei esprime al meglio la gioia dello studio, la novità e le esigenze dei giovani.
ORE 12.45
Interviene di nuovo Angela Badessa, rappresentante del Comitato Tuscia in protesta. "Per avere un'Università migliore - sostiene - bisogna razionalizzare quello che abbiamo, imparare ad andare avanti e affrontare questa situazione in maniera giusta e legale".
ORE 13.00
La parola passa a Leonardo e Daniele, facenti parte del Nucleo Studenti del liceo, i quali sostengono che quella della Gelmini, più che una riforma è un taglio di fondi alla ricerca, il cui esito danneggerà il futuro della scuola pubblica italiana. Interviene poi Beatrice Pesce, rappresentante studenti del liceo linguistico Buratti. "Il diritto allo studio - sostiene - è un articolo della nostra Costituzione che non può essere cancellato. Tutti hanno diritto all'istruzione". La Pesce ha poi definito significativo il cartellone esposto dagli studenti che inneggiava proprio alla libertà di istruzione: "Anche l'operaio vuole il figlio dottore". Infine la Pesce ha ha invitato tutti a sostenere la cultura usufruendo della scuola e facendo lezioni anche di domenica.
ORE 13.15
Per il liceo scientifico prende la parola lo studente, Andrea Colagrosso, il quale mostra la sua soddisfazione nel vedere che stamattina licei, altri istituti e università siano tutti uniti per un unico scopo a favore di una scuola che possa formare il ragazzo e lo porti all'Università dotandolo di tutte le basi teoriche necessarie. E' la volta del professore di agraria, Mauro Moresi. "Siamo qui riuniti - sostiene il docente - per la protesta contro il decreto Gelmini e contro la trasformazione degli atenei in fondazioni, portata avanti da questo Governo. Bisogna protestare contro la degenerazione del sistema universitario italiano". Il professor Moresi ricorda inoltre che in Italia sono stati attivati in certe università circa 5500 corsi di laurea con nomi fantasiosi che è giusto togliere di mezzo perchè vengono pagati docenti che insegnano materie inutili e perchè partoriscono laureati senza competenze che non riescono a trovare lavoro. Alcuni studenti presenti hanno accompagnato il discorso di Moresi con fischi, a cui il docente di Agraria ha risposto con una massima: "Non fatevi abbindolare". Prende la parola Sergio De Paolo, rappresentante del Sindacato di base, il quale ringraziando tutti i manifestanti sostiene che il decreto 133 vorrebbe privatizzare ogni modello della vita dei cittadini e soprattutto il sapere e il futuro dei giovani che saranno gli uomini di domani. Dopo l'ultimo intervento dei ragazzi del Movimento Tuscia in protesta, i quali hanno ricordato che domani mattina presso Piazza della Repubblica, la professoressa Andaloro, preside della facoltà di Beni Culturali terrà una lezione di storia dell'arte medievale, il comizio assume i contorni della vera polemica e dell'attacco personale. Questo, quando prende di nuovo la parola Giorgio Manacorda. "Sono indignato - sostiene l'ex preside di Lingue - perchè alcuni hanno affermato che il governo dovrebbe commissariare gli atenei ma questo è un suicidio". "Il punto fondamentale della protesta - aggiunge - è che non vi sono fondi per l'Università e non il fatto che i rettori facciano 5 o 6 mandati". A queste parole risponde altrettanto indignato il prof. Vittorangelo Orati. "Hai fatto le marchette - ribatte rivolto a Manacorda - ora vettene."
ORE 13.30
Infine la parola passa ad un ragazzo, rappresentante del Senato Studenti, che spegne gli animi bollenti nel giardino. "Chiedetevi - sostiene rivolto alla folla - perchè è nata l'idea del decreto 133? Si tratta di un provvedimento preso per malattie che già esistevano nella scuola italiana. E una modalità sbagliata per una causa giusta". Infine il giovane invita gli studenti a non farsi strumentalizzare da chi marcia sulle loro idee. "Informatevi - grida alla folla presente - e vi accorgerete di ciò che avete intorno".