

VITERBO – Alessandro Dinelli da Tarquinia, Francesco Scialacqua da Monte Romano ed Enrico Panunzi da Canapina: saranno loro a contendersi fino all’ultimo voto la segreteria provinciale del malmesso Pd. E’ quasi certo, infatti, che la riunione dei capicorrente in corso in via Cardarelli non riuscirà a trovare la quadratura del cerchio e arrivare ad una candidatura unitaria. L’unica cosa certa è che il congresso sarà preceduto dall’ennesima girandola di alleanze e di matrimoni più o meno interessati. Insomma, a spopolare, come sempre, sono le logiche simoniache e clerogami.
Ma cosa sta accadendo nel dettaglio?
1) Enrico Panunzi, forte del sostegno di decine di amministratori ha rotto gli indugi, ha mandato a farsi benedire la corrente guidata dal sempiterno Ugo Sposetti e ha deciso di scendere in campo. Una candidatura, la sua, svincolata dagli schemi di corrente, quindi. Ma anche in questo caso il veleno, come da tradizione, sta nella coda. Peppe Fioroni, che durante la gloriosa e sempre poco rimpianta prima Repubblica si era guadagnato sul campo l’appellativo di “perfido”, intuendo che sarebbe uscito con le ossa rotte dallo scontro congressuale, ha deciso di salire sul carro di uno dei possibili vincitori. E ha scelto Panunzi. Resta da vedere se per il diretto interessato sia un vantaggio o meno. Per saltare sul carro di Panunzi, Fioroni è pronto ad immolare il “suo” segretario alla segreteria, Pierluigi Bianchi.
2) Alessandro Dinelli, uomo di fiducia, di strettissima fiducia, dell’altro Peppe, Parroncini, dovrebbe essere invece il candidato del nuovo asse Sposetti-Parroncini. Sì, proprio loro, quelli che fino a pochi giorni fa evitavano anche di citarsi per nome, tanto che l’uno appellava l’altro come “l’assessore” (cioè Parroncini) e l’altro appellava l’uno come “il tesoriere” (cioè Sposetti). Pur di allestire l’asse, che secondo gli osservatori non dovrebbe essere destinato a durare a lungo, “il tesoriere” ha sacrificato il “suo” Andrea Egidi, l’eterno aspirante candidato a tutto.
3) Francesco Scialacqua, il non allineato, il vaso di coccio tra i due vasi di bronzo, è sostenuto, e non avrebbe potuto essere altrimenti, dai non allineati. Che non sono tantissimi ma sono agguerritissimi. Con lui ci sono molti “reduci” del correntismo più spinto, come Sandro Mancinelli e Francesco Ciprini, nel recente passato talmente fioroniano da finire con il rassomigliare fisicamente al suo mentore in versione giovanile.
Nessuno allo stato dell’arte può dire come finirà. Ma come detto, l’ipotesi più plausibile è che la partita sarà giocata a tre: Alessandro Dinelli da Tarquinia, Francesco Scialacqua da Monte Romano ed Enrico Panunzi da Canapina, appunto.
Panunzi si candida ufficialmente alla segreteria del Pd