

di Codadilupo
VITERBO – Ha una sola possibilità il Partito Democratico di Viterbo per evitare una spaccatura che potrebbe avere effetti devastanti sul suo futuro: applicare al congresso provinciale di Viterbo il “Lodo Mazzoli”. Cioè quell’atto di onestà intellettuale e politica che nell’ottobre 2009 indusse Roberto Morassut, che al congresso regionale ottenne il 36,7%, e Ileana Argentin, che riportò un inatteso 18,9%, non già ad unirsi per prevalere su Alessandro Mazzoli, che aveva avuto il 44,4%, ma a far confluire i loro voti sullo stesso Mazzoli che, in quell’occasione, aveva incassato la maggioranza relativa delle preferenze degli iscritti. Il ragionamento che fecero Morrassut e Argentin, il primo della mozione Franceschini e la seconda della mozione Marino, fu piu’ o meno il seguente: due minoranze non possono sconfiggere una maggioranza, per quanto relativa. Suonerebbe come un affronto nei confronti dei militanti. E Mazzoli fu, a ragione, eletto segretario regionale dall’assemblea dei delegati.
E’ anche vero che l’Alessandro fu defenestrato pochi mesi dopo, a causa della batosta subita dai democratici alla tornata regionale e alle comunali un po’ in tutto il Lazio. Ma il ruolo di capro espiatorio che gli venne attribuito fu ingiusto e ingeneroso. Nessun’altro al suo posto avrebbe potuto fare meglio. La Regione Lazio, nonostante tutti i casini (anche nel senso di Pierferdinando) creati dal Pdl, era persa in partenza a causa dello scandalo Marrazzo. E il Campidoglio, dopo l’autogol della ricandidatura di Francesco Rutelli, giudicata dagli elettori “una minestra riscaldata”, era nelle cose. Ma qualcuno doveva essere immolato. E toccò a Mazzoli.
Ora, è di tutta evidenza che Andrea Egidi (29%) e Alessandro Dinelli (27%), o meglio i loro patron Ugo Sposetti e Giuseppe Parroncini, se mantenessero il proposito di colpire uniti al ballottaggio dopo aver affrontato divisi il voto nei circoli, potrebbero anche spuntarla e portare il secondo classificato, con circa 15 punti percentuali dal primo, ossia Panunzi, alla segreteria provinciale. Ma a quali costi? Il partito risulterebbe di nuovo spaccato più di prima dopo pochi giorni. La guerra per la supremazia tra l’eterno Sposetti e il quasi eterno Parroncini, infatti, riprenderebbe in men che non si dica. E si continuerebbe con quell’andazzo ridicolo che ha impantanato il Pd viterbese nei primi due anni di vita. Ricordate cosa accadde per la Talete? E per la formazione delle liste alle provinciali? E per le liste al congresso di fondazione del partito? E per la scelta dei candidati a sindaco in alcuni importanti comuni? E gli “E” potrebbero essere ancora molti.
Vieppiù, in questo caso i gruppi contendenti diventerebbero quattro, uno in più di quelli che hanno condizionato pesantemente, fino a renderlo un ectoplasma, il Pd. E’ infatti fuor di ogni ragionevole dubbio che intorno a Panunzi si è formato un gruppo di persone, soprattutto di sindaci, cioè di coloro che sono tutti i giorni in prima linea in mezzo alla gente, che, stufi di un partito eterodiretto, sempre e comunque prono ai voleri dei capicorrente, si sono resi autonomi. Tanto che hanno abbandonato Sposetti, in molti, e Parroncini, alcuni, nella speranza di avere un segretario provinciale, Panunzi, in grado di offrire loro una sponda politica, un indirizzo non approssimativo sulle principali questioni sul tappeto.
Si dirà che il risultato di Panunzi (44%) è stato determinato dall’appoggio del terzo capocorrente, Giuseppe Fioroni. Ed è vero. Ma basta guardare i risultati dei precedenti congressi per verificare che la forza di Fioroni non ha mai superato il 21-22%. Se i numeri hanno un senso, e lo hanno, ciò significa che Panunzi, insieme con i sindaci di Civita Castellana Gianluca Angelelli, di Canepina Maurizio Palozzi, di Marta Lucia Catanesi, di Soriano nel Cimino Domenico Tarantino, di Faleria Pierluigi Bianchi, di Vignanello Federico Grattarola, di Onano Giovanni Giuliani, di Capodimonte Mario Fanelli, e altre decine di amministratori sono riusciti ad affrancare dalle vecchie logiche tra il 20 e il 21% del partito. E la loro forza, al contrario di quelle consunte di Sposetti e Parroncini, è destinata a crescere. Per quanto riguarda Fioroni il problema potrebbe volgere al termine. Nel senso che potrebbe essere lo stesso ex ministro a togliere il disturbo marciando armi a bagagli verso altri lidi centristi.
Il “Lodo Mazzoli”, trasformato nel “Lodo Panunzi”, dunque, resta l’unica via percorribile per dare una speranza di futuro al Pd. L’impresa sarà comunque ardua, irta di pericoli. Ma se a prevalere fossero le due debolezze del partito, quelle incarnate da Sposetti e Parroncini, sebbene celate dietro le facce giovani e simpatiche di Egidi e Dinelli, la prospettiva si farebbe davvero nera. Anzi non ci sarebbe proprio.