

di Elda Martinelli (*)
VITERBO - Eminenza, sono lieta di rispondere pubblicamente all’atteso quanto gradito intervento della Curia (cosa che ancora non posso dire aver avuto da Enti pubblici e Associazioni private della mia città).
Riprendiamo così il dialogo iniziato il 9 marzo scorso, quando sono stata ricevuta da lei in Vescovato: e la prima cosa che mi sento doveroso puntualizzare pubblicamente (cosa che nessun media di quelli che mi hanno contattato, nonostante le mie insistenze, ha ricordato di puntualizzare) è che Lei, considerata la valenza del lavoro formativo e altamente culturale da me svolto per 20 anni con l’Associazione “Teatro di Carta”, in occasione del nostro incontro, mi ha concesso di rimanere a lavorare ancora con bambini e ragazzi all’interno del Trieste, previo nuovo accordo con il parroco don Egidio. E Di questo la ringrazio sinceramente e ne ho sempre dato pubblicamente notizia. Ma essendo questa sua offerta legata a rapporti con il nuovo parroco, ho preferito declinare l’invito come già le feci capire.
Aggiungendo, ora che il tempo ce lo permette, che non sono certa di quanto possa durare una salubre situazione dei locali, che ben conosco, avendovi svolto attività teatrale, praticamente ininterrotta dal 1969: locali che hanno avuto la creazione di un vespaio di areazione durante una delle ultime ristrutturazioni, ma che hanno però ancora gravi problemi di umidità di risalita sulle mura portanti. E non credo che venendo a mancare le cure quotidiane di pulizia, areazione e riscaldamento che portava “amorevolmente” e anche più volte al giorno Paolo Sessa, la destinazione e condizione d’uso resti idonea per un gruppo di bambini.
Pur ottimisticamente, come ricordato di recente al suo segretario don Roberto, ho lasciato dentro al Trieste il sipario realizzato a mie spese e fatto montare nel ‘93, per consentire almeno la chiusura dei saggi di quest’anno della scuola Ellera, il 22 maggio prossimo, come concordato tra don Egidio e la Dirigente della Scuola Elementare Ellera.
Ho avuto altre proposte di sala prove e teatro per i debutti, anche fuori città e fuori comune: e le sto vagliando con il prezioso parere dei molti genitori che mi hanno seguito e sostenuto in questo periodo.
Su altri due punti almeno, però, se mi consente, vorrei esprimerle il mio parere.
Il primo è strettamente tecnico e quindi di mia competenza: e riguarda il Teatro san Leonardo.
Ritengo infatti che non sia esatto il termine di “rendere fruibili…quei locali “ , usato dai suoi portavoce, richiederne un affitto di 800 euro al giorno (stessa cifra per 2 giorni più 25 euro all’ora per il riscaldamento) cifra esorbitante per una qualsiasi Associazione Teatrale della città o della provincia, soprattutto nello stato di abbandono in cui versa il Teatro: e non basta l’accurata pulizia, trovata di recente dalla compagnia dell’Alberghiero di Caprarola… e così tanto desiderata negli anni di gestione e di dolosa decadenza del Centro Teatrale Viterbese… ahimé!!
Le comunico infatti, perché non so neanche se Lei lo sappia, che in quel Teatro:
- non c’è un adeguata fornitura luci e audio, per la cifra richiesta (e tecnicamente è un teatro sordo, un auditorium, appunto, non adatto alla prosa non amplificata…)
- da decenni non è più funzionante la graticcia (ovvero è negata la fondamentale la possibilità di alzare/ abbassare, con corde, fondali dipinti, per la scena: operazione fatta e portata a termine sempre a rischio e pericolo di chi vi si è avventurato …)
-indecente la quadratura neri (ovvero quella cornice di stoffe nere, sul fondale e ai lati, ormai così sporca, lacera, strappata e corta da essere praticamente inutilizzabile!).
- pericolose per talune attività le condizioni del palco per la presenza di assi spostate, chiodi e rotture varie (impraticabile per balletti e non sicura per compagnie di bambini e scolaresche varie …)
- e non ultimo il sipario, rotto e mai riparato da dieci anni almeno: si blocca e apre a suo piacere!
Un ultimo commento su quanto da Lei detto circa la nuova destinazione d’uso del Trieste: come da Lei richiestomi nel nostro incontro, infatti, ho detto a chiunque me lo abbia domandato che la nuova destinazione d’uso del Cinema Teatro Trieste non sarebbe stata la vendita per farne un supermercato … né ci sarebbe stata una nuova gestione per quello che riguarda la programmazione cinematografica ... come voci di quartiere andavano diffondendo… ma che la Curia ne avrebbe riavviato l’uso con attività pastorali parrocchiali. Compresa la celebrazione della Messa, il sabato pomeriggio, per far contento un gruppo di anziani del quartiere Ellera i quali avevano fatto richiesta di non attraversare viale Trieste per raggiungere la vicina parrocchia del Paradiso.
Se però poi la gente comune associa che alle attività pastorali non verrà richiesta dal Governo l’IMU… non si può dire che siano, chiacchiere né illazioni: ma solo un logico e pertinente collegamento.
Questo, e forse solo questo, dimostra che i cittadini viterbesi siano ancora capaci di collegare due concetti.
Con amarezza e rispetto, Le porgo i miei saluti
(*) Elda Martinelli - Presidente dell’Associazione culturale Teatro di Carta