ANNO 27 n° 280
Cgil: "Hanno avvelenato l'acqua"
Riceviamo e pubblichiamo:

"Il governo è riuscito con il voto di fiducia in parlamento ad imporre la privatizzazione dell’acqua pubblica.

Le conseguenze per tutti noi cittadini saranno pesantissime, si parla di futuri aumenti del 40% sulle bollette; un vero salasso.

L’acqua non è più un bene comune e un diritto universale, sarà semplicemente una merce come tutte le altre che arricchirà gli speculatori.

Mai come in questo caso l’affidamento ai privati è la peggior soluzione per la gestione di un servizio pubblico.
Le grandi multi utilities e le multinazionali straniere sono pronte a spartirsi la torta, che garantirà alti profitti, di contro, avremo bassi investimenti e tariffe alte, come già succede la dove si è scelta questa strada, basta arrivare nella provincia di Latina o di Frosinone per rendersi conto cosa è successo con la gestione privata: cittadini esasperati, acqua non buona, non sempre garantita, tariffe alle stelle.

La soc. Talete dopo questa legge ha già la data del suo trapasso, il 31/12/2011, da lì in aventi tutto il servizio sarà affidato a gara d’appalto, chi se lo aggiudicherà è facile intuirlo.

Chi in parlamento ha votato per la privatizzazione dell’acqua venga nel territorio ha spiegare i vantaggi per i cittadini/elettori.

Ora non serve dire che noi l’avevamo detto che si rischiava la privatizzazione di questo bene universale, oppure che l’insipienza amministrativa e gli egoismi di campanile hanno per toppo tempo interrotto il cammino per la gestione pubblica dell’acqua, ad esempio in Talete, e che, i governi precedenti non sono riusciti a mettere in sicurezza il diritto dell’acqua pubblica perché si alzava sempre qualcuno che chiedeva di più, no, ora serve solo unità di tutti, per ripristinare il diritto cancellato.

Cosa fare ?
In parlamento giace ignorata dal luglio del 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare firmata da oltre 400.000 mila cittadini, che chiedono il ripristino dell’acqua pubblica; chi si oppone a questa scelta sciagurata ha un valido strumento legislativo, l’acqua non deve avere colore, non è ne di destra ne di sinistra, è di tutti.

Le Regioni dovrebbero impugnare per atto incostituzionale la legge, altrimenti dicano ai cittadini/elettori dove sono i vantaggi della privatizzazione.

I comuni dovrebbero assumere delibere per inserire negli statuti il principio dell’acqua bene comune e diritto universale e opporsi alla privatizzazione.

L’Ato come quello di Viterbo, che ha scelto di costituire Talete spa società interamente pubblica, ora con il serio rischio di finire in mano ai privati, dovrebbe deliberare la trasformazione in Ente di diritto pubblico.

In fine se sarà necessario bisognerà raccogliere le firme per un referendum popolare di abrogazione della nuova legge e chiedere ai cittadini se vogliono l’acqua privata o pubblica e accettare la loro volontà, visto che sono gli unici titolari del diritto cancellato".

Antonio Filippi
Cgil Nazionale



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