Centro studi sulla mezzadria, per non perdere la memoria del territorio
Centro studi sulla mezzadria di Acquapendente, un progetto che recupera le radici storiche e culturali del territorio, proiettandole nel futuro. La struttura è stata presentata questa mattina in Provincia dall’assessore alla Cultura Fausto Furietti, dal suo omologo del Comune di Acquapendente, Letizia Squarcia, dall’ideatore e coordinatore del Csma, Stelvio Catena, e dal rappresentante del comitato direttivo, Marcello Arduini (Università di Viterbo).
“E’ con convinzione – ha detto l’assessore Furietti – che la Provincia appoggia questa iniziativa che siamo sicuri contribuirà a promuovere il territorio, recuperandone la memoria. L’istituto della mezzadria ha storicamente accesso dibattiti tra chi la considera uno strumento di evoluzione del ceto contadino e chi la bolla come retaggio medievale. Alla sua base, ci sono comunque le lotte dei mezzadri, i cui discendenti oggi spesso posseggono appezzamenti di terreni e casali in zone molto fertili. Per questo credo che i benefici della mezzadria siano maggiori dei suoi elementi di arretratezza”.
Tre gli obiettivi del Centro. “L’istituzione – ha illustrato l’assessore Squarcia - di un centro di documentazione di carattere scientifico, lo sviluppo del territorio dal punto di vista turistico, visto che la cultura mezzadrile, essendo secolare, può costituire un valido volano. Infine, lo studio del fenomeno dell’agricoltura proiettato nel futuro”.
Il progetto nasce in collaborazione con Comune di Acquapendente, Provincia, Regione, Università della Tuscia, Università di Siena, Università di Perugia, Comune di San Casciano e di Spello. L’istituto mezzadrile ha infatti caratterizzato secoli di storia di Toscana, Umbria, Alto Lazio e Marche.
“La mezzadria – ha spiegato Catena - è il sistema di conduzione dei fondi agricoli che per alcuni secoli ha caratterizzato l’economia in particolare dell’Italia centrale. La legge numero 203 del 3 maggio 1982 ne ha decretato la scomparsa. Questa metodologia ha però creato negli anni un sistema economico, una cultura, una tradizione che hanno plasmato diverse generazioni. Noi stessi siamo il frutto di quelle consuetudini. Serbarne la memoria è necessario perché senza memoria non c’è identità”.
“Di mezzadria – ha aggiunto il professor Arduini – si parla tanto nei piccoli centri e nelle memorie locali, poco come storiografia. Vorremmo cercare di riunire l’attenzione delle memorie locali con quella di un’analisi storica e antropologica. La mezzadria è il nostro passato recente, fa parte della storia sociale italiana ed è una forma di biodiversità culturale”.