

VITERBO - ''Vivo il deferimento con grande serenità. Nelle 36 pagine del dispositivo non c’è una sola prova concreta contro di noi. Quindi sono convinto che alla fine ci proscioglieranno''. Così, a caldo, Pietro Camilli, patron del Grosseto Calcio nonché presidente del consiglio provinciale di Viterbo e sindaco di Grotte di Castro.
Secondo Camilli, il deferimento nei suoi confronti e della squadra che presiede sarebbero frutto ''di un disegno ben preciso''. ''Ci hanno deferito – argomenta – al pari del Lecce, squadra su cui pendono accuse della magistratura ben più gravi. Ci sono società – aggiunge – che hanno subito perquisizioni da parte della procura della Repubblica e che hanno coinvolto anche i loro tesserati. Noi non abbiamo subito perquisizioni, non c’è un fascicolo a nostro carico in nessuna procura, tuttavia ci addebitano la responsabilità diretta. Se non è un disegno questo…''.
Alla domanda su perché qualcuno nella Figc dovrebbe avercela con lui con il Grosseto, Camilli risponde: ''Andreabbe chiesto a loro. Non si capisce però perché nonostante Gervasoni (giocatore del Piacenza già condannato,ndr), durante gli interrogatori abbia parlato del coinvolgimento di squadre della Serie A e abbia aggiunto che il Grosseto è stato scippato nella partita con il Livorno, ma non è successo nulla''.
Ad avviso di Camilli il suo deferimento è scaturito dalle ''dichiarazioni di quattro mascalzoni''. ''Al Grosseto – sostiene – è stata rubata la Seria A contro il Livorno. Ed è accaduto anche l’anno successivo. E io, anziché essere considerato un danneggiato, vengo indicato come colpevole. Non vi sembra un paradosso?''.
In merito all’interrogatorio in cui è stato sottoposto dal procuratore federale Palazzi, Camilli dice: ''Ho consegnato le querele contro chi mi accusa ma mi è stato risposto che le avevo presentate per costruire una prova in mio favore''. Per quanto riguarda le affermazioni di Iaconi (ex direttore sportivo del Grosseto e uno dei suoi accusatori, ndr) il presidente afferma: ''Mi hanno detto che è credibile perché ha parlato dopo essere stato condannato a quasi quattro anni in primo grado e che non aveva interesse a sconti. In realtà è un amico di Erodiani, il titolare di una tabaccheria in cui avvenivano le scommesse, e io l'ho mandato via proprio perché avevo certi sospetti. Non va poi dimenticato che è solo Iaconi a parlare contro di me, gli altri riferiscono solo ciò che hanno sentito da lui''.
Infine Camilli annuncia di aver incaricato della difesa l’avvocato Pierfrancesco Bruno, docente di diritto penale all’università di Roma, che affiancherà l’avvocato Grassani, uno dei massimi esperti in diritto sportivo. ''Daremo battaglia – conclude -, ma se dovessero retrocederci mollo tutto e da privato cittadino perseguo tutti per danni, compresa la Federazione''.
Notizie correlate