

Mercoledì 12 Agosto si è svolto a Bolsena un incontro di studi per celebrare il cinquantesimo anniversario della scoperta dell’abitato villanoviano del “Gran Carro”, organizzato dal Centro Ricerche dell’Associazione Scuola Sub Lago di Bolsena. Una celebrazione che ha chiamato in causa direttamente il principale artefice della scoperta, l’ing. Alessandro Fioravanti, che il 12 agosto del 1959, immergendosi nelle acque lacustri in località Grancaro assieme alla moglie, Gabriella, e all’amico Benito Catalini, recuperò un vaso d’impasto ancora intatto, prima testimonianza della presenza di un complesso insediamento dell’età del ferro, andato sommerso dal progressivo innalzamento delle acque del lago di Bolsena. Una scoperta che, in pratica, ha dato l’avvio alla ricerca archeologica sistematica nelle acque interne dell’Italia peninsulare, dimostrando che il fenomeno abitativo perilacustre in epoca protostorica non era certo un’esclusiva dei laghi alpini. L’incontro presso l’Auditorium, aperto dalle parole del Presidente dell’ASSB, Egidio Severi, si è sviluppato con le relazioni di Pietro Tamburini (Museo territoriale del lago di Bolsena) sulla ricerca archeologica lacustre e sull’abitato del “Gran Carro”, di Patrizia Petitti (Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale) sulle piroghe scoperte tra l’Isola Bisentina e Bisenzio, di Domingo Dettori (ASSB) sul relitto etrusco di Punta Zingara. Al termine dell’incontro, al pianoterra del vecchio palazzo comunale, sede del Centro limnologico, è stata inaugurata una mostra documentaria sulla storia della ricerca archeologica subacquea e sulla cinquantennale attività di ricerca svolta nel lago di Bolsena, seguita dalla proiezione del filmato “Grand Ribaud F”: une épave étrusque du VIème siècle avant J.C. à l’Ile de Porquerolles. Altri filmati dello stesso argomento verranno proiettati anche nei giorni successivi (il 13, il 14 e il 15 agosto alle ore 19.30), sempre nell’ambito della mostra documentaria.